Non saprei scriverne meglio, di certi vini

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Se date un’occhiata all’elenco dei libri scritti da Roberto Piumini c’è da restare a bocc’aperta. Un fiume, un mare. Soprattutto libri per l’infanzia, alcuni fortunatissimi, ma anche altre scorribande letterarie. Una versatilità narrativa che mi lascia impressionato.

Tra le opere, tante, di Piumini, c’è un bel libretto uscito nel ’94 per i tipi – così si usava dire – della casa editrice Il Melangolo di Genova. S’intitola “Il ciclista illuminato”. Contiene qualcosa che riguarda il vino e che vorrei qui riproporre.

Eccolo.

Alisa offre da bere: latte o vino? Fuori, lui avrebbe detto quel latte nuovo, vivido, ma lì dentro la sete gli è cambiata in un desiderio più brusco, voglia di un tocco forte al palato, di una freschezza più accesa.

– Vino, grazie – risponde.

È aspro: non abbellito da pazienze e correzioni di cantina, di additivi, di tagli. Sa di terra e radice, graffia la lingua come pietra: come lui voleva”.

Mi sembra di assaporare uno di quei vini che cerco. Di cui ho urgenza, quando voglio ritrovarne la dimensione contadina. Non saprei scriverne meglio, di certi vini.


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