Non basta dire la regione del vino!

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Un piccolo passo in avanti. Solo un piccolo passo in avanti. È questo che rappresenta la circolare di fine anno che “liberalizza” l’indicazione della regione o della provincia di appartenenza sulle etichette del vino, nonché sulle brochure e sui siti internet dei produttori.
La circolare è quella emanata proprio il 31 dicembre dal Ministero per le Politiche agricole. Permette (finalmente) di scrivere che il vino viene da una certa provincia o da una certa regione anche se questo nome è usato per una denominazione di origine o per un’indicazione geografica diverse da quelle del vino.
Insomma, adesso si può scrivere che un Barolo è fatto in Piemonte. Prima non si poteva, e se lo facevi potevi finire sanzionato, perché Piemonte è anche il nome di una denominazione di origine diversa da quella del Barolo.
Bene, ma comunque credo che non si possa tuttora scrivere che il Barolo è fatto in Langa, anche se il Barolo è certamente il prodotto più rappresentativo della Langa. Perché anche Langa è una denominazione di origine diversa da quella del Barolo, ma non è né il nome di una provincia, né il nome di una regione.
La circolare ministeriale tratta, infatti, già dall’oggetto, della “indicazione del nome geografico più ampio (Regione o Provincia) in cui ricade la zona di produzione di un determinato vino DOP o IGP”. Ora, Langa è indubbiamente un “nome geografico più ampio” di quello del Barolo, ma non è né una regione, né una provincia, per cui, a mio avviso, che il Barolo si fa in Langa non lo si può tuttora scrivere, con buona pace del diritto del consumatore a essere informato.
Insomma, la circolare “apre” all’informativa, ma non più di tanto.
Per capire meglio quanto possa essere limitante l’attuale normativa faccio un esempio, del tutto teorico, riferito al “mio” territorio.
Mettiamo che ci sia un’azienda agricola che ha vigneti a Custoza e che in quella località dal nome risorgimentale produca del Bardolino. Ci sono in effetti produttori che hanno vigneti di uve del Bardolino sulle colline di Custoza. Mi pare un’informazione importante per il consumatore curioso.
Ora, le colline di Custoza appartengono alla più antica cerchia di colline moreniche del lago di Garda, e quei suoli formati dai ghiacciai influiscono in maniera marcata sulle caratteristiche del vino. Anche questo mi pare sia bene che il consumatore lo sappia.
Altrettanto significativo può essere sapere che la doc del Bardolino è appartenente alla regione del Veneto e più nello specifico alla provincia di Verona.
Ebbene, andrebbe dunque detto, per completezza di informazione: “Questo Bardolino viene ottenuto dai nostri vigneti situati a Custoza, sulla più antica cerchia morenica dell’entroterra del lago di Garda, in provincia di Verona, nel Veneto”.
Mi sembrerebbe un’informativa seria, corretta e completa.
Invece ritengo sia vietata.
Perché Bardolino è una doc, Custoza è un’altra doc, Garda è una terza doc, Verona è un’igt e Veneto un’altra igt. Al massimo, penso si possa dunque scrivere – e solo adesso che c’è la circolare! – che il Bardolino è fatto in provincia di Verona o nella regione del Veneto. Assurdo.
Valla a capire, ‘sta burocrazia del vino. Auspico che almeno se ne faccia un’interpretazione sufficientemente flessibile e non la si usi come strumento di esazione nei confronti dei vignaioli.


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