Nicolas Boudeau, vignaiolo indipendente del Beaujolais

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Nicolas Boudeau è un vignaiolo indipendente che ha cantina a Odenas, sotto il mont Brouilly, nel Beaujolais. Dato che avevo letto un’interessante recensione di un suo vino sulle Revue du Vin de France (parlava di uno spiccato sentore di arancia sanguinella, che è una nota che da sempre mi piace trovare nei vini rossi), una visita era nelle mie ipotesi durante un viaggio che ho fatto in estate da quelle parti. Così, proprio prima di mettermi sulla via del ritorno, con il baule già carico di bottiglie, ho fatto una sosta da lui, e un po’ mi è dispiaciuto non avere abbastanza spazio in macchina per caricare qualche cassa in più.

Nato nell’area del Cognac, a Nicolas la passione per il Beaujolais saltò addosso nel 1999. Fece esperienza lavorando in qualche azienda della zona e poi, nel 2007, ecco la svolta, prima vendemmia tutta sua in un vigneto a Jacquets, la località di Odenas dove ha la cantina, che gestisce insieme alla moglie Michelle. Man mano ha poi preso vigne a Brouilly (dove ne ha otto ettari e mezzo, suddivisi su tre lieu-dit con parecchie piante vecchie, che arrivano anche fino a novant’anni di età), in Côte de Brouilly (mezzo ettaro appena) a nell’area dei Beaujolais-Villages (un altro ettaro). II vigneti sono principalmente tenuti ad alberello (il gobelet, come dicono da quelle parti), anche se di recente sono stati reimpiantati alcuni terreni a filare (il cordon de royat), che Boudeau, come molti altri vigneron della zona, considera più compatibile con le pratiche biologiche, che ha iniziato nel 2019. E comunque quando un ceppo muore, se ne impianta un altro, in modo da garantire l’integrità della parcella e la sua continuità nel tempo. In cantina, poi, si adottano pratiche vinicole tradizionali del Beaujolais con qualche contaminazione borgognona, alla ricerca di finezza e dell’espressione più autentica del terroir. E niente solforosa aggiunta, con il medesimo obiettivo.

Queste cose Nicolas Boudeau me le ha spiegate con il suo parlare pacato, che qualche volta sembra perfino intimidito. Prima abbiamo visto insieme il vigneto dietro casa, piantato sul granito rosa compatto. Sullo sfondo, il Mont Brouilly. La saletta per le degustazioni dei visitatori e l’adiacente magazzinetto sono carini, moderni, tenuti molto bene. Ti ci senti a casa.

Adesso dico dei quattro vini che ho assaggiato, in ordine di assaggio (andavo purtroppo di fretta, altri li ho acquistati senza nemmeno assaggiarli, mi sono fidato, stante quel che ho provato).

Beaujolais Villages Rosé Grain de Rosées 2020. Un rosé fatto da vigne di gamay noir di sessant’anni d’età. Un buon rosé, aggiungo, perché ha un’acidità vibrante e un finale asciuttissimo e una sapidità invitante. Il che indica il pitenziale notevole che ha questa regione anche nella versione in rosa. (88/100)

Brouilly Pierreux 2018. Pierreux è uno dei lieu-dit più prestigiosi di Brouilly. Suoli grantici rosa, ovviamente, e vigne sessantenni. Il vino ha un colore denso, violaceo ed è ancora in fase giovanile, e dunque un po’ chiuso. Ha comunque un tannino che promette belle cose. Bisogna aspettarlo. (88+/100)

Brouilly Garanches 2018. Suoli silicei e vigne novantenni. È il vino di cui avevo letto sulla Revue. Confermo la vena agrumata del sorso e un che di pomodoro secco, sentori che emergono sotto una trama tannica di consistente spessore. Il finale prende slancio sull’onda della sapidità. Bella bottiglia. (90/100)

Côte de Brouilly Monternière 2019. Viene dalle pietre blu, quelle dei suoli che producono i vini più fitti e strutturati della zona. Si affina nove mesi in un’anfora di terracotta toscana. Se cercate la mineralità del territorio, eccola qui, ma in versione elegante, finissima. Ondate di sapidità. Persistenza del frutto. (92/100)

Giusto una riga ancora per dire che i vini di Nicolas Boudeau non sono importati in Italia. Credo che chi li mettesse a catalogo potrebbe farci dei buoni affari. I prezzi sono invitanti (se volete farvene un’idea, date un’occhiata allo shop on line sul sito dell’azienda). La svolta bio, poi, a mio avviso renderà le bottiglie di Nicolas Boudeau ancora più attrattive.


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