Nel Veneto mettete l’accento sulla a di Càbernet

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In etichetta è scritto Cabernet, ma mi raccomando, non leggetelo alla francese, non pronunciatelo insomma con l’accento acuto sulla seconda “e”, bensì ditelo alla veneta, con l’accento sulla “a”: Càbernet, con la prima vocale che schiocca. Perché questo rosso di Franca Miotti (l’azienda è intestata a papà Firmino) di bordolese ha, appunto, solo la scrittura del nome, ma è invece veneto, dialettalmente veneto, fin dentro al midollo.

Rude e montanaro di primo acchito, viene presto traversato da una sferzata d’acidità (avete presente quando si prende una scossa con la corrente? ecco, così) che solleva il frutto fuori dalla fittezza del tannino e lo rende succoso e compagno perfetto della tavola.

L’annata è la 2011 e ci credi solo se leggi l’etichetta (io ne ero incredulo), da tanta giovinezza (indomita ancora) che esprime. Uve dei due cabernet, metà e metà (ma il franc si avverte eccome, e intendo che si avverte nella tannicità, nessuno pensi che vi siano quelle screziature verdi che talvolta capita di trovare nei rossi da cabernet franc, mentre del sauvignon ha la carnosità del frutto), lasciate asciugare un paio di settimane prima d’essere diraspate e pigiate. Però non c’è percezione d’appassimenti e di correlabili sdolcinature, ché anzi è asciuttissimo.

Breganze Cabernet 2011 Firmino Miotti
(92/100)

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