Il museo del vino Ricci Curbastro è in Museimprese

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Cinque anni fa scrissi del museo agricolo e del vino allestito da Riccardo Ricci Curbastro nella sua azienda a Capriolo, in Franciacorta. Una raccolta di ben tremila oggetti antichi o almeno agée, che vanno dagli usi di campagna alle pratiche di cantina, dagli attrezzi di cucina alle gabbie dell’uccellagione, spesso interamente costruiti in legno, a mano. Testimonianze, dunque, d’ingegnosità artigiane e rurali trasmesse da una generazione all’altra.

La collezione è andata costruendosi dal 1986, da un’idea del padre di Riccardo. Ora, trentacinque anni dopo, quel museo, fattosi struttura permanente, è entrato in Museimpresa, l’associazione italiana degli archivi e dei musei d’impresa, che riunisce le raccolte delle imprese che mettono il loro patrimonio a disposizione della collettività. Il sodalizio venne fondato a Milano nel 2001 per iniziativa di Assolombarda e Confindustria e al suo interno il mondo del vino è rappresentato dalla Ferrari di Trento e ora anche dalla Ricci Curbastro. “Puoi ben comprendere che ne parlo con una punta di orgoglio – mi confessa Riccardo -, essendo la nostra azienda agricola così piccola rispetto sia al collega del vino ma anche alle altre realtà associate”. Infatti, comprendo.

D’accordo, poi, che la Ricci Curbastro è più piccola delle altre imprese associate a Museimpresa, ma di storia ne ha da vendere, dato che è un’azienda familiare che è arrivata alla diciottesima generazione, rappresentata da due dei  figli di Riccardo, Gualberto e Filippo, e imbottiglia almeno fin dal 1885, stante che risale a quella data l’etichetta più antica conservata nell’archivio di casa. Archivio che è fatto anche da manoscritti, mappe e una massa di libri a soggetto vinicolo, destinati, tutti, ad estendere la portata museale. Chi avesse in mente di fare un giro in Franciacorta, può mettere in agenda questa sosta.


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