Montonale e il Lugana che mi riporta al Lugana

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Dalle vetrate della moderna e “sostenibile” cantina – le pareti sono fatte con balle di paglia di riso e calce e il tetto è in legno, e poi ci sono quegli accorgimenti che vuole la bioedilizia per ridurre i consumi – si ha un colpo d’occhio sulle vigne. Sono i vigneti del trebbiano di Lugana, alias turbiana, dell’azienda Montonale, che sta poco fuori dall’omonima località, nel comune di Desenzano del Garda.

Avevo letto che Decanter si era sperticata di lodi per un loro vino, una selezione, e avevo sentito parlar bene d’un altro loro bianco, il “base”, e dunque sono andato a farci un salto. Ho così potuto far due chiacchiere con Roberto Girelli, che in casa è l’enologo, mentre il fratello Valentino è l’agronomo e l’altro fratello, Claudio, si occupa dell’amministrazione.

Hanno attualmente, i Girelli di Montonale, 25 ettari vitati. Loro, i tre fratelli, sono la quarta generazione di viticoltori. Un tempo la famiglia era arrivata a condurre un centinaio di ettari di vigna, ma poi espiantarono parecchi terreni, ché una volta, e in verità fino a una ventina di anni fa, da queste parti non era mica come adesso (ora il Lugana tira come un forsennato), e si faticava assai a vendere vino. Nel 1998 erano scesi a 10 ettari.

Il nuovo corso è cominciato nel 2002 coi nuovi impianti. Nel 2010 è uscita la prima bottiglia a marchio Montonale. La cantina è del 2012. Storia recente.

L’uva viene raffreddata prima della pressatura, la fermentazione è affidata al lavoro di lieviti indigeni, c’è lunga sosta sulle fecce fini.

Cos’è che mi ha colpito? Il Lugana “base”, il Muntunal, soprattutto, anche se poi vedrete che è la selezione a ottenere – per ora, sono convinto che sia solo per ora – il risultato maggiore. Mi ha colpito il Montunal perché lo porti al naso e pensi: “È Lugana”. Lo assaggi e dici: “È Lugana”. Intendo il Lugana di una volta, quello dritto e acidissimo e davvero minerale, immune da ammiccamenti enologici e da aromatismi modernisti. Era un sacco di tempo che non avevo nel calice un Lugana così “luganista”. Occorrerà lavorarci su ancora un po’ di lima e di centratura, ma promette gran bene.

I vini che ho assaggiato.

Lugana Montunal 2016 Montonale

Verdino, teso, asciutto, già promettente buona mineralità territoriale, con quella traccia sottilissima d’idrocarburi che mi ricorda il Lugana classicissimo. Credo non stia ancora dando il meglio di sè, chiede tempo. (87/100)

Lugana Montunal 2011 Montonale

Ecco la prova. Stappi, versi e d’immediato arriva la percezione del kerosene, che è (sarebbe) tipicissima del trebbiano luganista. Dunque, il tempo rende ragione a questo vino, come avevo ritenuto assaggiando la nuova annata. (87/100)

Lugana Orestilla 2015 Montonale

Questo è il Lugana che è piaciuto a Decanter, e in effetti ammetto che è difficile resistere a quegli agrumi, a quei frutti tropicali, senza tuttavia alcun cedimento dal lato degli zuccheri o dell’aromaticità. Mineraleggia. Buono. (90/100)


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