Montinghel, per capire dov’era e dove sarà il Bardolino

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Montinghel si legge con l’accento sulla e. È una località del comune di Lazise, sulla riva veneta del lago di Garda. In campagna, in quella che è ancora campagna e che resta libera dall’assalto urbanistico. Ci si trova una villa padronale che ha su un lato la torre colombara e al centro il cortile quadrato e intorno il giardino secolare e le vigne.

Anche quelle, le vigne, sono vetuste, da preservare, da salvare come un patrimonio culturale del territorio. Vecchie vigne del vecchio Bardolino, quello che si faceva prima della riforma del discipinare del 2001, quando venne introdotto il cabernet ed esclusa la (bianca) garganega. Qui no, qui la garganega c’è ancora, e trattandosi di un vigneto vecchissimo ancora la si può adoperare nell’uvaggio del Bardolino, insieme coi vecchi cloni di corvina e di rondinella e di molinara (ah, la molinara!) e di sangioveto, perfino.

Il vigneto lo accudisce – e non trovo verbo migliore – Giorgio Tommasi, con cui ho avuto stretto contatto per qualche anno, nei suoi due mandati di presidente del Consorzio di tutela del Bardolino. Le uve finivano alla Cantina Castelnuovo del Garda, la “sociale” di cui Giorgio era pure presidente. Ci si faceva il Vintage, un Bardolino fatto come una volta, con le uve di una volta, da un vigneto di una volta. Un Bardolino che mi è sempre piaciuto.

Dal 2015 (ma nel 2016 non c’è stata produzione), le uve di quelle vigne vanno a fare il Bardolino Montinghel, ché Tommasi si è “messo in proprio” e ha la sua azienda agricola, che produce poca cosa, una manciata di bottiglie, appena 1600 (diconsi milleseicento in tutto). Ma il Montinghel 2015 mi piace tanto, così come mi piaceva il Vintage e anzi parecchio di più. Alla fin fine sono uno la continuazione dell’altro. Sempre con la corvina e la rondinella e la molinara e la garganega e il sangioveto.

Mi piace perché è un Bardolino che si beve e sta in tavola, ma che dà il meglio di sé dal secondo anno in poi e avanti per cinque o sei anni, come succedeva una volta, quando il Bardolino migliore finiva, dopo l’estate, negli alberghi della Svizzera, tra fine Ottocento e i primi del Novecento, e là si si “spacciava” (dice così un testo dell’epoca) come Beaujolais.

Infatti, trovo buonissimo e addirittura non ancora del tutto all’apice questo 2015, ché il Bardolino ben fatto ha bisogno di tempo, almeno un paio di anni per unire la spezia (cannella, pepe nero, chiodo di garofano) al fruttino rosso. Com’era una volta e come, lo spero veramente, sarà domani. Quando il Bardolino completerà – come sta completandolo in vari felici casi – il proprio viaggio di ritorno alle origini.

Bardolino Montinghel 2015 Giorgio Tommasi
(90/100)

 

 

 


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3 comments

  1. Nic Marsél Rispondi

    Buonissimo il Vintage. In quale cantina viene vinificato oggi il Montinghel?

    1. Angelo Peretti

      Angelo Peretti Rispondi

      La prima annata, la 2015, è stata vinificata alla Cantina Castelnuovo. La 2016 non è stata prodotta. La 2017 non so dove sarà vinificata.

  2. Giovanna Rispondi

    Alla salute! E’ un vino dai sapori sfumati e pieni contemporaneamente! Ottimo!
    Giovanna