Il mito dei Rolling Stones e Romanée Conti del 1964

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Ho visto i Rolling Stones in concerto ad Amsterdam. Ho visto il mito, la storia del Rock e quel miracolo vivente che è Mick Jagger. Apro subito una parentesi invitando gli organizzatori di concerti in Italia ad andare in giro per l’Europa per vedere come si organizzano gli eventi di massa, chiusa parentesi.

Gli Stones dicevamo, l’emozione è incredibile quando ci si trova davanti ad un autentico monumento vivente del Rock, anche guardandolo da cinquantenne, loro sono in grado di abbattere quei muri della consapevolezza che gli anni costruiscono davanti al nostro io emozionale. Quando Jagger presenta il gruppo: on guitar Ronnie Wood, the drummer Charlie Watts and on the other side on guitar Mr. Keith Richards, difficile rimanere freddi e non subire il mito. Ho sentito un brivido correre lungo la schiena ed ho rivissuto in un attimo tutto ciò che avevo immaginato di loro quando li ascoltavo in un disco nero e pieno di strisci.

Lungo la strada che mi portava all’albergo mentre Amsterdam scivolava davanti al mio finestrino pensavo a quanto spesso si subisca il mito anche nel vino e quanto questo possa offuscare la reale qualità di ciò che abbiamo nel bicchiere. Non sto dicendo che gli Stones abbiano suonato male, sia chiaro, ma è evidente, ed è giusto che sia così, che musicalmente il risultato sia per lo meno discutibile. Allora se togliamo quel mostro sacro che è Jagger, lui che ha simpatia con il diavolo e con cui, ne ho le prove, ci ha fatto un patto per l’eternità, il resto della band rimane più debole.

Ecco nel vino è così, se apriamo un Romanée Conti del 1964, anno in cui esce “The Rolling Stones” il loro primo album, le possibilità che questo vino sia un sogno sono poche ma se il sogno si avvera è veramente il sorso della vita. Può accadere però che la bottiglia abbia subito il normale decorso degli anni e che quindi questo possa essere un vino un po’ sotto tono, ma è Romanée Conti e si tende a subire il mito.

Nel concerto degli Stones di Amsterdam, Jagger rappresentava la freschezza e la giovinezza che ha tenuto alla grande e che ha fatto reggere il concerto e ne ha dato un gran valore, il resto della band rappresentavano gli aromi, il colore e la brillantezza che invece sono venuti meno perché è giusto che sia così. A mente fredda la qualità musicale non era delle migliori ma il mito rimane e quindi a loro perdono tutto, un po’ come perdonerei al quel ipotetico Pinot Noir del ‘64 solo perché è Romanée Conti. Non si fa lo so ma so già che farei così.

Quel che mi rimane di questa nottata nel nord Europa è tantissimo, ho visto la storia del Rock davanti ai miei occhi ora non mi rimane che bere una bottiglia di Romanée Conti del 1964, ma questa la vedo una mission impossible.

Ascoltare:
Sympathy For The Devil (Live)

Guardare:
The Rolling Stones in Concert 1964

Visitare:
Amsterdam


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