Il mio blend è scosso

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Sono giorni di passaggio, sull’uscio d’una nuova stagione, più intima e riflessiva.
Oggi ho compreso che una ricchezza può diventare una pena.
È domenica, ritorno nuovamente dove ho vissuto i miei primi anni e, successivamente, tante estati della fanciullezza.
Rivedere Aviano e i suoi dintorni mi regala ogni volta una sensazione dolce e un po’ stantia, come quando si annusa nella credenza in cui la nonna teneva i liquori. Ti piace e ti disturba allo stesso tempo.
Quella punta di acido ricorda che il tempo è passato e, per me, ne è passato tanto.
Ma quest’oggi, quell’odore si mischia ad un sapore amaro e polveroso, e ciò che considero la mia ricchezza – il mio blend – è scosso, come il mio cuore.
Guardo da lontano il Piancavallo e penso al monte Gemmo, attraverso la piazza del paese con il grande duomo e penso a Norcia, vado al cimitero a salutare mamma e nonni, e penso allo stesso luogo di Castelsantangelo dove neanche il sacro riposo è stato risparmiato.
Non riesco a stare nel qui e ora.
Il ricordo dei momenti trascorsi nei luoghi del mio ramo paterno, luoghi che dal 26 ottobre hanno cambiato per sempre la loto atmosfera, non mi lascia in pace.
Quel “mai più sarà come prima” è un’ombra che incupisce il sole del cielo friulano.
Rientro a casa  che ormai è buio. Ancora intorbidita cerco tra le notizie dei mass-media quella, anche piccola, che mi faccia decantare il cuore, ma ancora non c’è.


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