Milano fuori stagione

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Sul calendario, autunno da qualche giorno. A Milano, autunno da qualche settimana. Che nervoso queste stagioni capricciose che non ci danno pace. Scombussolano anche il mio calendario alimentare. Per me autunno significa: FUNGHI. Chiodini, porcini, mazze di tamburo, finferli, finferle… Be’, questi sono quelli che so riconoscere e, di conseguenza, quelli che mi piace mangiare e so cucinare.

Quando dico in giro che mi piace andare a funghi nel bosco, mi guardano storto. “Tu? A 24 anni? Boschi? Terra? Stivali? Mani sporche?”, poi: “Ristoranti, Michelin, finger food, riduzioni, light, Corso Como, Armani Prive’, Navigli, Just Cavalli, Apollo Club, Brera, bla bla bla”. Questa è la lingua che sento generalmente parlare a Milano.

Bene, decido un sabato mattina di andare in missione e cercare (per lo meno) qualche finferlo. Ovviamente non prendo la direzione Esselunga, per quanto per me sia una specie di parco giochi.

Mi ritrovo al mercato, mi fermo al primo banco: “Scusi di dove sono questi funghi?” (ma è legale non indicarne la provenienza?) “Di dove vuoi che sono? Sono italiani”. Vuoi? Sono? Italiani?

Allora. Punto numero uno: l’Italia è grande. Le regioni sono 20, ognuna ha il suo microclima, una propria tradizione agricola e di conseguenza una sua cultura gastronomica. Quindi non è proprio la stessa cosa che questi funghi siano piemontesi o siciliani.

Punto numero due: anche se fossero cresciuti dai folletti e dalle fate del bosco, non li comprerei mai, perché i funghi sarebbero stati maleducati con il mio palato, come colui che me li avrebbe venduti lo è stato con me.

Delusa ma non arresa, decido che a questo punto sarà qualcun altro a cucinarli per me. Sfoglio su Google tutte le trattorie e osterie di Milano, cercando nell’esasperazione “Dove mangiare funghi a Milano”, ovviamente senza nessun risultato utile (guai fidarsi troppo di Internet).

Scelgo una trattoria che già conoscevo. Specifichiamo che trattoria per me significa: cucina semplice, casereccia, tradizionale ma, soprattutto, stagionale. Non è che perché sono di Treviso, mangio radicchio di Treviso tutto l’anno. Oppure polenta anche d’estate. Non che mi dispiacerebbe, ma la natura e le stagioni vanno assecondate, soprattutto in cucina. Sennò vado a cena al McDonald’s, che è anche meglio delle arance insapore a luglio.

Sfogliando il menù, realizzo che ogni aspettativa sarebbe stata delusa… Mi arrendo così a Milano, il suo voler sembrare esasperatamente posh, anche al mercato della frutta e verdura. E il suo essere così “anticonvenzionale” da non badare di striscio la stagionalità, nemmeno in una trattoria.  Ma chi se ne importa, tanto c’è la settimana della moda, no?

Per fortuna avevano il Lambrusco che piace a me. Le stagioni cambiano, il buon vino no.

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