I miei migliori vini del 2020, in sette diverse categorie

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Sì, il 2020 non è stato certamente uno dei “migliori anni della nostra vita”, con quest’orrenda pandemia che ci ha messi tutti in ginocchio, però di sicuro ciascuno di noi ha avuto occasione di bere ugualmente qualche bella bottiglia. Qui riassumo le migliori che ho stappato io, suddivise in categorie, cinque classiche e due molto “mie”. Con l’augurio, per chi mi legge e – se permettete – anche per me, di tante altre nuove splendide bevute.

Miglior vino bianco dell’anno
Il mio vino bianco dell’anno viene da Bordeaux, perché sì, quella bordolese non è solo terra da rossi, ma è anche madre di grandi bianchi, fatti del sauvignon e col sémillion. Qui ha giocato a favore anche l’annata, la 2014, che ha dato vini avvincente e vivida freschezza, e dunque è annata bianchista di quelle memorabili. Pessac-Léognan Blanc Grand Cru Classé de Graves 2014 Château Carbonnieux (92/100)

Miglior vino rosa dell’anno
Il miglior vino rosa dell’anno viene dalla Francia, e l’ho bevuto che ormai era autunno inoltrato, a conferma che il vino rosa, quand’è buono, non ha stagione. Ha fittezza gustosa di trama, profondità del sorso e insieme anche un dinamismo avvincente. Un provenzale che non somiglia ai provenzali che vanno di moda, neppure nel colore. Les Baux de Provence Rosé 2019 Mas de Gourgonnier (93/100)

Miglior vino rosso dell’anno
Che a Montalcino facciano grandi vini rossi non è certamente una scoperta, ma il Lupi e Sirene del Podere Le Ripi mi ha folgorato per la luce che si porta dentro. È la prova provata che è possibile coniugare l’aggettivo “naturale” con il sostantivo “finezza”. Dopo averlo bevuto, l’ho definito “bellissimo”, che è di più che “buonissimo”. Brunello di Montalcino Riserva Lupi e Sirene 2013 Podere Le Ripi (98/100)

Miglior bollicina dell’anno
La miglior bollicina dell’anno è italiana e viene dalla Franciacorta. In etichetta è scritto EBB, che sta per Emanuela Barzanò Barboglio, donna che ha creduto nel potenziale di quelle terre. È un extra brut di fascinosa e cremosa purezza, avvolgente nei ricordi di fiori. Ho scritto che “ti abbraccia rassicurante e garbato nella sua tessitura di seta e velluto”. Franciacorta Extra Brut EBB 2015 Mosnel (97/100)

Miglior vino dolce dell’anno
Sarà la suggestione della storia, e qui di storia ce n’è tanta, sarà il magnifico dessert salato di nocciola e cacao che ci ha accostato Marco Marras, il nuovo chef del ristorante Oseleta di Cavaion Veronese, ma il mio vino dolce dell’anno (ed è “mio” perché ho portato io la bottiglia) è un fortificato del Sud della Francia. Da Rivesaltes, vendemmia del 1945 (sì, proprio quella). Rivesaltes Vieil Homme 1945 Pierre Janny (92/100)

Miglior screwcap wine dell’anno
Ho qui su The Internet Gourmet una rubrichetta che si chiama screwcap wine perché ci recensisco solo vini chiusi con la capsula a vite, che benedico, giacché  leva di torno, quand’è ben gestita, ogni fastidio proveniente dagli altri strumenti di chiusura. Il miglior screwcap wine dell’anno l’ho trovato in Alto Adige, ed è un formidabile, classico bianco. Alto Adige Sauvignon Blanc Turmhof 2017 Tiefenbrunner (93/100)

Miglior unicorn wine dell’anno
Mi piace l’idea anglosassone degli unicorn wine. I vini unicorno sono quelli rari e introvabili, vuoi per la vetustà dell’annata, vuoi per la limitatezza o la particolarità della produzione. Non necessariamente carissimi. Il mio unicorn wine dell’anno viene da una denominazione oscura e minore di Bordeaux, un piccolo vino, però di un’annata grandissima. Premières Côtes de Bordeaux-Langoiran 1961 Chateau Cassadon (88/100)


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