I miei 5 migliori Champagne e gli altri al Grand Tasting

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Lo Champagne. Farsene un’idea è difficile, da tant’è ampia la produzione. Un’occasione preziosa è il Grand Tasting di Parigi. L’ho già detto che per me il Grand Tasting è la più bella degustazione che conosca? Va bene, mi ripeto, ma se qualcuno non lo conosce è magari l’occasione per farsi un week-end romantico a Parigi e approfittare della impeccabile organizzazione fornita dal duo Bettane & Desseauve. La cosa si tiene nella parte commerciale del Louvre, il Carrousel, la bellissima zona sotterranea nella quale ci sono molti negozi e anche parecchi angoli dedicati alla ristorazione rapida. Oltre alle degustazioni libere, ci sono molte masterclass in grado di soddisfare qualsiasi appetito o sete. Tenete d’occhio le date.

Dunque, ecco gli Champagne che ho assaggiato all’ultimo Grand Tasting. Incomincio con la mia personale Top 5 e poi fornisco il dettaglio degli assaggi.

I miei 5 migliori Champagne

Jacquesson, Dizy Terre rouges Rosé 2009. Un rosé che non tenta di scimiottare un bianco. Solido e corposo.

Moët & Chandon, Grand Vintage Collection 1998. Ho voluto premiare una maison spesso frettolosamente giudicata commerciale, ma che i vini li sa fare. Eccome.

Charles Heidsieck, Blanc de Millénaires 1995. Una complessità degna di un Meursault.

Françoise Bedel, Cuvée Robert Viner 1996. La maturità e la spinta di uno champagne travolgente.

Philipponat, Clos des Goisses 2007. All’alba di una lunga carriera, per chi avrà il tempo e i fondi per poterlo dimenticare in cantina.

 

Altri due vini da ricordare

Aggiungo due altre cose.

Bollinger, RD 2002. Già degustato lo scorso anno, quindi fuori concorso. Ma sarebbe il più buono in assoluto.

Henriot, Brut Soverain. Il miglior base prodotto da una grande maison, offerto a un prezzo molto buono per la categoria.

 

Tutti gli Champagne del Grand Tasting

Adesso tutti i vini, maison per maison, con parecchie buone bottiglie da provare.

Bruno Paillard

Tutti vini extra-brut e serviti in magnum, salvo il NPU.

Première Cuvée BSA. Un naso particolare, sa di anice. Aperto, ricco, nervoso e scattante. Eccellente aperitivo 88

Rosé Première Cuvée BSA. 36 mesi sui lieviti per questo rosé che per quanto mi riguarda è stato uno dei pochi davvero interessanti. Appartiene alla categoria che si avvicina più a un bianco. Vivo e dinamico. 88

Blanc de Blancs Grand Cru. Un naso più chiuso, si afferma più al palato. Pulito ma senza grande complessità. 85

Blanc de Blancs 2006. Fine e dinamico, poco dosato (4 grammi). Se sente il gesso, è lungo ma non anche lui manca di un pizzico di complessità. 90

Assemblage 2008. 45% pinot nero, 45% chardonnay. Spuma vivace, più largo e meno verticale dei precedenti, e per questo meno “cattivo”. 86

NPU Nec Plus Ultra 2003. Paritario assemblaggio di chardonnay e pinot noir, 10 anni sui lieviti. Naso ricco e quasi barocco, sui toni della pasticceria, lievito e crema. Insieme evoluto e solare, largo e speziato. Un vino opulento che vuole stupire, non il mio preferito.  87

Jacquesson

Uno dei miei punti di riferimento attuali, grande personalità, carattere autentico. Peccato i prezzi.

Cuvée n° 739 2011. Il base della maison porta un numero progressivo che permette di valutarne l’evoluzione dalla messa sul mercato. Una mezza delusione, non mi ha convinto come altre volte. Manca di energia. Apprezzabile la finezza, quasi timida, salato. 87

Cuvée n° 735 Dégorgement Tardif (base 2007). Vinificazione di 12 mesi in legno (usato) e poi 7 anni sui lieviti. Un vino da esteti dello Champagne, non per tutti. Maturo con cenni di sottobosco, funghi, spezie e frutta secca. Largo e sottile al tempo stesso. 92

Dizy Terres Rouges 2009 Rosé. 100% di pinot nero macerato. Un rosé serio. Menta, ciliegia, si percepisce nettamente il carattere del pinot, ma anche il terroir. Potente, grasso, ricco, speziato, completo. Un vino da abbinare ad un grande cibo, si può osare tranquillamente. 93

Dizy Corne Bautray 2007. 100% chardonnay non dosato, su terroir da pinot noir. Vigne di oltre 60 anni. Nocciola, sale, mineralità evidente. Magnifico, austero e superbo. Un vino intellettuale e godibile. 94

Gremillet

Brut Sélection. 70% pinot noir, 30% chardonnay, stile facile, morbidone. 83

Le Millèsimé 2009. 100% pinot nero. Si fa rimarcare la presenza del pinot nero. Naso originale di fiori, camomilla, frutta. Bollicine molto fini persistenti. Bella scoperta. 89

Pol Roger

Una delle grandi maisons più regolari.

Brut Réserve. Facile, morbido, un po’ semplice. Vino “di mercato” da cui mi attendevo qualcosina di più. 84

Pure Extra-Brut. Vino molto essenziale, basato sulla leggerezza. Uno de più salini, note di lievito. Intrigante. 89

Brut Blanc de Blancs 2008. Ricco, morbido e soave. Nocciole, iodio. Più giocato sulla rotondità, manca di lunghezza. 88

But Vintage 2006. 60% pinot noir, 40% chardonnay. Note tostate, di nocciole e lieviti, agrumi. Al palato spezie, mandorla, brioche. Giovane, molta persistenza. 92

Cuvèe Sir Winston Churchill 2004. 80% di pinot noir. Naso di pasticceria, rotondo e avvolgente. Il vino occupa interamente il palato, salino, lungo e ancora giovane. 91

Moët & Chandon

La grande maison che più mi ha impressionato e sorpreso per il suo balzo qualitativo. Uno sforzo evidente di rendere più leggeri e sorbevoli i suoi prodotti. Missione riuscita.

Impérial Brut. Classico 30% di ogni vitigno, 24 mesi sui lieviti, uno degli Champagne più venduti in assoluto (o forse il più venduto?). Fresco, piacevole, facile, non troppo dosato. Cosa chiedere di più? 85

Grand Vintage Rosé 2008. 46% di pinot nero, 32% chardonnay, 22% pinot meunier. 20% di vino rosso. Colore intenso, vino poco effervescente, teso e sapido. Per nulla scontato. 90

Grand Vintage Collection 1998. 47% chardonnay, 35% pinot noir, 23% pinot meunier. 7 anni sui lieviti, dosato a 5 grammi. Grande complessità, tostato e speziato, pesca. Vellutato, ricco di materia, sensuale. 94

Alfred Gratien

Tutti i vini sono affinati in botti di rovere (oltre 1000 in cantina), acquistati dalla Chablisienne. Non viene svolta la malolattica.

Brut. Una base 2010 con un 20% di vini di riserva. Un base che sorprende e pare di una altra categoria. Morbido e con molta materia, si beve molto piacevolmente. Persistente. 90

Blanc de Blancs Grand Cru 2008. Dai vigneti di Cramant, Avize, Chouilly e Mesnil. Austero, riesce però ad essere gradevole. Molto fine ed elegante, gesso e sale. 92

Cuvée Paradis Brut 2008. 68% chardonnay, 19% pinot meunier, 13% pinot noir. Sensibile la presenza del legno, morbido e ossidativo. Largo e grasso, un vino da alta gastronomia. Il legno sparisce subito e resta una grande materia. Tostato e salato. 93

Lanson

Black Label. 50% pinot noir, 35% chardonnay, 15% pinot meunier. Una grana un po’ grossa, morbido e agrumato. Dosaggio presente. 84

Gold Label 2008. Metà pinot nero e metà chardonnay grand cru. Anche qui si ha l’impressione di una liqueur un po’ invadente. Non mi impressiona. 85

Extra Age Brut. 60% pinot noir e 40% chardonnay. Vini del 2002, 2004 e 2005, dosaggio 7 grammi. Nocciola e spezie. Bella evoluzione in bocca, floreale, bella materia, molto lungo. 92

Extra Blanc de Blancs. Vendemmie 2003, 2004 e 2004 di soli grand crus, 9 anni sui lieviti. Frutti bianchi e agrumi. Cremoso, morbido, uno dei più lunghi, equilibrato e sapido nel finale.  93

Cattier

Azienda famigliare basata sulla Montagne de Reims.

Brut Nature Absolu. Austero, quasi duro, personalità affermata. Non piacerà a tutti. 86

Brut Blanc de Blancs Premier Cru. Atipico, uno chardonnay su terroir da pinot nero. Fine, delicato e nervoso, rispecchia il luogo di nascita. Austero, un vino da ostriche. 90

Clos du Moulin Brut Rosé Premier Cru. Annate 2006, 2007 e 2008. 55% di pinot noir, 45% di chardonnay. Stranamente ridotto, floreale, buona lunghezza. Forse ha bisogno di tempo.  87

Charles Heidsieck

Brut Réserve. Classicamente un terzo di ogni vitigno per la base, 50% di chardonnay per i vini di riserva. Un vino consensuale, facile, pesca gialla al naso. Chiude corto. 84

Brut Millésime 2005. Frutta secca e spezie, si sente la sosta sui lieviti. Maturo e potente, pronto da bere, bollicine appena aggressive. 86

Blanc des Millénaires 1995. 100% chardonnay, dégorgement metà 2015. Vino travolgente, un naso che subito ti porta in Borgogna, dalle parti di Meursault. Accidenti. Burro, spezie dolci, curry, miele. Maturo, complesso e grande potenziale. 94

Piper-Heidsieck

Una casa che si è concentrata molto sul pubblico giovane, ma che ha alcune etichette di valore assoluto.

Cuvée Brut. Conferma la sua natura di vino facile e modaiolo, da night club. 82

Vintage 2008. Ricco e morbido, con una bolla ben presente. Gradevole. 86

Rare 2002. 70% chardonnay della Montagne de Reims, 30% pinot noir. Nonostante la liqueur, tradisce una bella mineralità. Inizia più molle e dolce, ma poi si riscatta nel finale più dinamico. Denso. 90

Rare 1998. Disponibile solo in magnum con dégorgement recente, metà 2016. Domina la tostatura, torrefazione, decisamente evoluto ma non ossidato. Secco e potente in finale, la lunghezza si rivela grazie alla dinamica e alla combinazione di sale e acidità. 92

Françoise Bedel

Per alcuni anni non ho totalmente capito i vini di questa maison, questa è la prima volta che mi suscitano entusiasmo. Largo uso di pinot meunier.

Origin’Elle. 95% di pinot meunier, maggioritariamente del 2008. Facile ed accessibile, un ingresso di gamma per nulla banale. Piacevolmente fruttato, largo e morbido. 88

Dis Vin Secret. Suolo di marne e calcare. 80% pinot meunier. un carattere più nervoso e fresco. Agrumi, odore di pietra calcare. Riesce ad essere estremamente bevibile nonostante la grande rotondità. Piacerà a tutti. 87

Entre Ciel et Terre. 70% pinot meunier, 30% pinot noir. Suolo argillo/calcare. Molto minerale, salino e puro, si avvicina all’immaginario di un grande champagne. Marino e floreale, molto lungo. 91

L’Ame de la Terre 2005. Suolo di arenaria, calcare e marne, 60% di pinot meunier e 30% di chardonnay. Si è cercata l’evoluzione, domina la frutta secca. Nota ossidativa, ma il tutto resta fine anche se troppo fragile e timido. 86

Comme Autrefois. Non so cosa significhi che il vino è fatto come una volta. Quello di cui sono sicuro è che si tratta di un Extra Brut del 2003. Grande complessità al limite del barocco, largo, profondo e di notevole personalità. Mi ricorda Chartron-Taillet. Finale salino. Vino da cogliere in questo momento. Ancora un 2003 affascinante. 92

Cuvée Robert Viner 1996. 88% di pinot meunier. Ancora un vino complesso, aromi avvolgenti, dinamico e autoritario. Lunghezza formidabile, sembra un grande Borgogna, uno dei migliori in assoluto. 95

Veuve Fourny et Fils

Una maison che ho scoperto proprio qui negli anni scorsi e che conferma l’eccellenza delle sue etichette.

Brut Nature Blanc de Blancs Vertus Premier Cru. Austero, molto agrumato, non semplice, serve un po di tempo perché si compongano le sue parti. Solido e non facilissimo. Ci vedrei un bel piatto di ostriche. 91

Grande Réserve Brut Premier Cru. 80% chardonnay, 20% pinot noir, 50% di vini di riserva. Vino tutto agrumi, freschissimo, magnificato dalla notevole presenza di vini di riserva. Lungo e salino, da abbinare a piatti di alta gastronomia. 92

Rosé Brut Premier Cru. Una base 2013 per un rosato che vira verso il bianco. Buono ma manca carattere. 86

Monts de Vertus Extra-Brut Premier Cru 2011. Leggero e fine, lime, bolle sottili. Buona la lunghezza, finale un po’ amarognolo 88

Cuvée R Extra-Brut Vertus Premier Cru 2 Millésimes. Si conferma la vocazione per gli champagne poco o non dosati. Dedicata al papà Roger, questa cuvée assembla due annate vinificate in legno di solo chardonnay. Ecco uno champagne dove il legno è utilizzato con grande intelligenza e non come argomento di marketing. Tutta la personalità di un grande chardonnay. Da provare, e non ha un costo proibitivo. 93

Leclerc Briant

Brut Réserve. 40% di pinot noir e meunier, 20% chardonnay. Base 2013. Uno dei migliori base, agrumato e fine, discretamente lungo. 87

La Croizette. 100% chardonnay vinificato in barriques e non dosato. Il legno si fa sentire, morbido all’attacco e nervoso in finale. Note di tostatura e di torba. Potrebbe migliorare e molto dopo qualche anno di cantina 88

Gosset

Grande Réserve. Una versione abbastanza deludente, visto anche il prezzo. Manca di complessità. 83

Grand Millésime 2006. Giovanissimo, largo e ricco, manca però della lunghezza dei migliori. 89

Celebris Vintage 2004. Un vino che ha sempre bisogno di molto tempo in bottiglia per rivelarsi. Molto buono anche se non all’altezza del grande 2002. Vinoso e sfuggente in finale. 90

Ruinart

Tra i marchi più celebri rimane quello che meno mi convince.

Ruinart R. 40% chardonnay, 51% pinot noir, 25% vini di riserva. Dosato a 9 grammi-litro, servito in magnum. Naso poco preciso, attacco dolce e finale più nervoso e salino. Sembra meglio rispetto a quanto provato negli ultimi anni. finale di albicocca. Migliore tensione e meno dolce. 88

Ruinart Millésime 2009. Minerale, attacca morbido e soave, finisce caldo e manca di grinta. 86

Ruinart Rosé. Magnum. Bolla un po’ grossa, salino e leggero, buon aperitivo, ma visto anche il prezzo ci si attende di più. 87

Champagne Henriot

Un altro produttore al vertice.

Brut Souverain. Ecco il miglior base della degustazione. Metà chardonnay e metà pinot noir da una base 2012. Entrano molti premier cru e grand cru, la nobile provenienza delle uve spiega la prestazione. Frutta bianca, fiori, eleganza assoluta ed emblematico di un grande champagne che riesce anche a stare a tavola. Prezzo molto conveniente per una grande casa. 92

Blanc de Blancs. Molto minerale e vibrante, fiori. Non si allarga ma rimane a lungo, finale di brioche. 89

Brut Rosé. Un futuro grande, lampone e grafite. Da attendere. 90

Philipponat

Una grande prestazione d’insieme. I vini non fanno la malolattica o la fanno parziale.

Royale Réserve Brut. Dosato 8 grammi, base 2012, 48% vini di riserva. Un base molto riuscito. Tipicamente sui lieviti, brioche, nervoso e salino. Non scontato. 87

Royale Réserve Non Dosé. Rispetto al “base” dosato, risulta più austero e minerale. La materia è molto buona, lungo. 89

Royale Réserve Brut Rosé. Si basa su una struttura importante, piccolo neo le bolle non proprio eleganti. Un Rosé ben fatto. 87

Grand Blanc 2007. Agrumi, nocciola, pesca, minerale. Ingresso acido e salino, finale sulla crosta di pane. Bel vino. 90

Blanc de Noirs 2009. Un 100% pinot noir, extra brut, dosato 4 grammi. Si sente l’impronta del pinot nero. Frutta rossa acidula, mela cotogna, ferro, cachi. Ampio, sapido e senza grande tensione, ma paradossalmente funziona. 91

Cuvée 1522 2007. Grand cru di chardonnay da Mesnil e pinot noir da Ay, maturazione in legno. L’affinamento in barriques gli conferisce una vaga nota ossidativa. Brioche, spezie, presente, elegante e lungo. Ancora molto giovane. 92

Clos des Goisses 2007. 66% di pinot noir e 33 % di chardonnay. Vigneto storico, pendenza del 40%. Naso finissimo, completo tra la gamma del minerale (gesso) e delle spezie. All’assaggio si rivela molto indietro, ha personalità da vendere e un futuro brillante. Grande equilibrio, molto delicato e per nulla imponente. 95

Lombard

Una maison che si è specializzata nei Bru Nature.

Brut Nature Grand Cru. Difficile trovare molti aromi, palato meglio, nervoso e salino. Sarebbe molto interessante se ci fosse più ciccia. 85

Extra-Brut Premier Cru Blanc de Noirs. Vigneti ad est della Montagne de Reims. Anche qui prevale il lato austero e minerale. La materia è più ricca e lo rende più seducente. Finale morbido e grasso. 88

Bollinger

Spécial Cuvée. 25% chardonnay, 60% pinot nero. 55% di vini di riserva conservati in magnum. Selezione di 150 vini di 6 anni diversi. Molto meglio di quanto assaggiato negli ultimi due anni. C’è la ricerca di una maggiore finezza, meno dosaggio e dolcezza. Grande palato, solo in finale il vino si arrende. 88

Bollinger Rosé. Vinoso, elegante, ribes. Ancora un rosé che guarda più al bianco che al rosso. 86

La Grande Année 2005. Nocciola, lievito, pepe, naso intrigante. Per ricchezza del palato si avvicina allo stile Selosse. 90

La Grande Année Rosé 2005. 72% pinot noir, 28% chardonnay. 5% di vino rosso. Grande naso, pepe bianco, frutta acidula, struttura imponente che conserva tensione. Complesso, il migliore tra i rosé di stile moderno. 94

RD 2002. 60% pinot noir, 40% chardonnay. Extra brut, 4 grammi. Dégorgement 2014. Colore magnifico con riflessi verdi. Conferma gli assaggi precedenti, è un grandissimo champagne. A tratti ricorda un Corton Charlemagne per la finezza e la purezza del frutto. Infinita lunghezza. Straordinario. 98

Ayala

Brut Majeur. 40% chardonnay, 40% pinot noir, 20% pinot meunier. Dosato 4 grammi. Facile, da aperitivo, una certa complessità. 86

Perle D’Ayala 2005. 80% chardonnay, 20% pinot noir. Note di frutta secca tostata, frutta a tutto spiano. Nonostante la maturità e la morbidezza, ha un bell’allungo e non molla per nulla. 93

Blanc de Blancs 2008. Viene prodotto solo nelle grandi annate dai grand crus di Chouilly e Mesnil. 6 anni sui lieviti, dosaggio di 6 grammi. Ecco la dimostrazione di cos’è uno chardonnay. Nocciole, frutta cruda, rigoroso e austero. 91

Beaumont de Crayères

Grande Réserve. Dolcino, facile e furbo, un pelino scontato. Discreta fattura. 83

Fleur de Prestige 2006. Note di pesca, mela e carne. Si è voluto cercare la struttura. Bel frutto al palato, ma nel finale manca qualcosa. 88

Fleur Noire 2006. Un blanc de noirs che spinge molto. Ribes, spezie (cumino). Vino da abbinare al cibo. 90

Louis Roederer

Brut Premier. Magnum, base 2012 con vini di 8 anni diversi, in parte maturati in legno. Tipico prodotto destinato a piacere al grande pubblico, lo vorrei più originale. Dalla sua una grande beva  86

Brut Nature 2009. Vino nato dalla fantasia di Philippe Starck. Vigne su argille fredde a Cumières, riesce bene negli anni più caldi. Vigne in biodinamica, un terzo di ogni vitigno, tutti vendemmiati lo stesso giorno e vinificati insieme. Pressione delle bollicine più bassa. Un vino tutto in delicatezza, molto lungo. Salino e fine. 90

But Rosé Millésime 2011. Vigne della maison con presenza di molto gesso a Cumières. Metà assemblage e metà con saignée. Si cerca la maturità, ma al momento è molto nervoso. Bella lunghezza. 88

Janisson Baradon et Fils

Grande Réserve. Metà chardonnay e metà pinot noir, base 2011. Naso “perturbato”, poco pulito. Agrumato, facile e poco complesso. 84

Toulette 2008. Dosato 2 grammi, no malolattica. Naso stranissimo, cipria, smalto, mela matura. Meglio in bocca, piuttosto acido e incisivo. 86

Fleury

Blanc de Noirs Brut. mela verde, semplice, non male ma c’è di meglio. 83

Rosé de Saignée Brut. Serio, molto pinot per la struttura e il grande fruttato. Ciliegia. Deciso e lungo. 92

Robert Fleury Extra-Brut 2005. Delicato, poca pressione, buono senza però grande complessità. 88

Note Blanches Brut Nature. Un 100% pinot blanc originale e sorprendente. Fiori, lievito di birra, spezie e finale quasi tannico. Delicato. 87

Sonate n° 9 Op. 10. Vino senza solfiti su base 2010. Mela, spezie, tanta acidità non supportata da altrettanta materia. Il vino si ferma a metà. 86

Deutz

Deutz Brut Classic. Taglio classico di un terzo dei tre vitigni. Non è il più economico dei base, ma risulta uno dei più buoni. Agrumato, fiori bianchi, tanta eleganza. 90

William Deutz 2006. 60% pinot noir, 10 meunier e 30% chardonnay. Nessuna traccia di ossidazione nonostante il lungo sostare sui lieviti. Note tostate, nocciola, fiori bianchi, agrumi. Tra i più eleganti. 93

Amour de Deutz Rosé. Purtroppo non ho riportato l’annata. Colore non proprio scarico, nello stile maison fatto di finezza. A scapito forse della vinosità ma non ci lamentiamo. 91

Laurent-Perrier

Brut. In magnum, dosato 8-10 grammi. Un vino strano, forse un tappo non felice. Non giudicabile.

Ultra Brut. Frutta bianca, leggero, manca di peso ma resta gradevole. 86

Brut Millésimé 2007. Come tradizione della casa, resta molto sullo chardonnay. Nocciola, spezie, entra deciso e poi si fa più elegante. 90

Cuvée Rosé. 100% pinot noir da macerazione per 48/72 ore, 5 anni sui lieviti. Frutta, fiori (rosa). Un attacco salino, solida presenza di bollicine, un vino gastronomico anche se molto vicino a un bianco. 91

Grand Siècle. 55% di chardonnay, 45% di pinot noir, 7 anni sui lieviti. Una bella sorpresa, un vino che rischia di passare inosservato e sarebbe un peccato. Molto stile, tra ricchezza ed eleganza. 92


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