Mi piace il gin e l’Old Raj (azzurro) lo adoro

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L’ultima ritrosia me l’ha tolta una pagina de La Repubblica del 21 marzo. Una pagina intera dedicata al gin. “La vita nuova del Gin”, titolava, dato che – leggo nel pezzo firmato da Sapo Matteucci – “oggi questo famoso distillato nazional-popolare conosce nuove, aristocratiche versioni”. Ecco: a me piace bere gin. Liscio. Sì, certo, anche con la tonica, ma d’estate, come dissetante un po’ strong. Ma il gin mi piace così, ripeto, da solo, liscio. Era un po’ di tempo che accarezzavo l’idea di una rubrichetta dedicata al gin, ma mi sembrava velleitario, ché mica me n’intendo di distillati. L’articolo della Repubblica mi ha convinto: d’ora in poi scriverò anche le mie impressioni sul gin, sperando che a qualcuno possa interessare. Dirò di quelli che bevo. Con moderazione, of course.
Comincio da uno dei miei preferiti in assoluto: l’Old Raj della Cadenhead, quello da 55 gradi, con il nome in azzurro, ché c’è anche quello da 46 gradi, riconoscibile per il nome in rosso, ma mi piace meno.
È un dry gin scozzese. La distilleria è nota soprattutto per il suo scotch: io in genere non bevo whisky.
Questo gin, quello blu intendo, è potente e complesso. Fascinoso ed elegante. Ha i fiori e il coriandolo e ovviamente il ginepro e poi il cedro e anche – ed è la nota che lo distingue – un tono di zafferano che lo fa ancora più intrigante e anche tra i più speziati che si possano trovare in giro. La spezia, lo zafferano intendo, viene usata in infusione, e conferisce anche quella sfumatura giallina del colore, da godere anche con gli occhi in un bicchiere dal vetro sottile.
Gran bel bere, per chi vuol bere forte. Lo trovate sui 38-40 euro in bottiglia da 0,70.
Old Raj Dry Gin 55% Cadenhead
(94/100)

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