Il Mercato della Fivi è prima un’idea e poi una fiera

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Che dal 23 al 25 novembre a Piacenza Expo vada in scena la nona edizione del Mercato dei Vini della Federazione italiana dei Vignaioli indipendenti è cosa nota. Direi che è altrettanto assodato che si tratti di uno dei maggiori eventi del vino in Italia. Probabilmente il più importante dopo il Vinitaly. Con una differenza sostanziale tra le due manifestazioni: il Vinitaly è prima una fiera e poi (anche) una festa di chi bazzica il mondo del vino, mentre il Mercato dei Vini è prima una festa di chi fa vino “da sé” e poi (anche, e in piccolo) una fiera aperta ad appassionati e operatori. Perché è vero che i vignaioli a Piacenza ci vanno anche per vendere un po’ di bottiglie, ma se il loro salone si riducesse a questo, be’, sarebbe davvero poca cosa.

Se mi sono spinto a dire che il Mercato dei Vini della Fivi è oggi uno dei due avvenimenti fondamentali del mondo del vino italiano è perché lo leggo come un momento dalla grande forza identitaria. I vignaioli sono là per rivendicare la loro identità di gente che il vino se lo fa e se lo gestisce dal primo germogliare della vigna all’ultima bottiglia che esce di cantina. In questa sta la loro “indipendenza” e il salone piacentino è l’occasione per affermare – orgogliosamente – tale maniera di essere, ed a farlo quest’anno sono in più di seicento, che non è certo un numero piccolo. Questo è il senso che ci leggo, nella manifestazione della Fivi.

Proprio per questo appoggio la scelta prima di tutto concettuale, ideale, simbolica di non avere alcun ordine geografico nella dislocazione dei tavoli di produttori. Capisco quel che qualcuno ha scritto sui social in questi giorni, ossia che per il visitatore, soprattutto quello che va di fretta o che ha in mente una frequentazione mirata, muoversi in un padiglione che contiene seicento e passa produttori in ordine sparso non è semplicissimo. Ma, ribadisco, andare al Mercato dei Vini con l’idea di partecipare a una fiera come un’altra non la trovo la maniera più efficace di avvicinare il mondo dei vignaioli italiani.

Non è un caso, aggiungo, che questa disposizione “random” dei vignaioli italiani a Piacenza ricalchi quella che i loro colleghi francesi adottano al Salon des Vins des Vignerons Indépendants, a Parigi (e le date sono immediatamente successive, dal 28 novembre all’1 dicembre). Là i vigneron sono quasi un migliaio, e dunque teoricamente districarsi nella loro ricerca da parte dei visitatori potrebbe essere complicatissimo, eppure imperterriti continuano a presentarsi “in ordine sparso”. Perché a contare, al salone parigino come in quello piacentino, è prima di tutto la sottolineatura di un’idea. Poi arriveranno anche gli affari. Io la vedo così, e se vado a Piacenza è per questo motivo. Altrimenti mi contento di Vinitaly.


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