Mercato dei Vini anno 7, un punto di non ritorno

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Così la settima edizione del Mercato dei Vini della Federazione italiana dei vignaioli indipendenti è stata talmente un successo da rappresentare un punto di non ritorno. Nel senso che la formula funziona e la fiera di Piacenza rischia di essere perfino piccola e un giorno di apertura supplementare per gli operatori sta diventando una necessità. Ma è un successo, non c’è il minimo dubbio. Soprattutto pensando che la Fivi dichiara di avere poco più di 1100 produttori associati e in fiera stavolta ce n’erano 501. Quasi la metà. Chi mai ci riesce a muovere così tanta gente dentro a un’associazione? Un miracolo.

L’anno prossimo l’area food (fastidiosamente odorante, ammettiamolo) dovrà per forza – credo, spero – essere portata fuori, magari sotto una tensostruttura, per dare ulteriore spazio ai vignaioli e arrivare intorno a quota 6-700. Stretti, ma ci stanno a mio avviso.

Ricordo la prima edizione. Un manipolo di avventurosi vigneron e un bel po’ di freddo. La sera prima era saltato l’impianto di riscaldamento del capannone della fiera. C’era perfino nebbia. Un inventivo addetto di Piacenza Expo si era ricordato di un favore che aveva fatto tempo prima al circo di Moira Orfei. C’era stato un incidente sull’autostrada che passa lì davanti, era estate, faceva caldissimo, gli animali del circo soffrivano, così lui prese le manichette dell’acqua della fiera e le srotolò per dissetarle. Quando in fiera andò in crisi l’impianto di riscaldamento alla vigilia dell’apertura del Mercato della Fivi pensò fosse arrivato il momento di chiedere di ricambiare il favore. Chiamò il circo e quelli in una paio d’ore portarono a Piacenza il loro generatore e l’impianto di riscaldamento che usavano per il tendone. Certo, non era la soluzione ideale, ma almeno a Piacenza non si gelava. Me l’ha raccontato Mario Pojer, uno di quelli che la Fivi l’hanno fondata.

Ho sentito e letto qualcuno lamentarsi perché in fiera le postazioni dei vignaioli non seguono alcun ordine logico. A me piace che sia così, altrimenti il pubblico si concentrerebbe nelle zone destinate alle denominazioni più famose, a discapito delle altre “minori” e metto il “minori” volutamente e coscientemente tra virgolette, perché non c’è mai – e mai ci dovrebbe essere – un “minore” e un “maggiore” quando si è interpreti genuini dei terroir. Così invece il visitatore è chiamato alla scoperta delle diverse espressioni di territori italiani e magari finché aspetti di poter assaggiare il vino di quel tal celebre produttore ti rivolgi al suo vicino di banco e fai qualche inattesa scoperta. E poi va bene che si voglia dare una visione d’insieme del mondo dei vignaioli italiani. Avanti così.

Ecco, probabilmente vanno rivisti alcuni dettagli. L’uso dei carrelli per la spesa, magari. Oppure occorre pensare ad altri parcheggi aggiutivi, con delle navette, ché posteggiare era davvero difficile, talmente alta è stata la risposta del pubblico. Ma sono, appunto, solo dettagli e ai dettagli si può porre rimedio. La sostanza c’è ed è una sostanza su cui in pochi avrebbero scommesso sette anni fa. E con la quale il mondo del vino deve fare i conti.

 

 

 


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1 comment

  1. Celestino Gaspari Rispondi

    La prima cosa che sottolineerei e che fa la differenza è il clima che si respira … Per me che ho fatto anche parte attiva nel CDA , la prima grande differenza che fa chi fa parte del consiglio di amministrazione è che per primo ogni singolo consigliere mette se stesso in gioco , se la scelta non da 💯 lui copre per arrivare a 100 ed è così che nella realtà non ce n’è mai stato bisogno perché la passione , il credo ha condotto chi era nel dubbio fino a raggiungere il risultato chiesto .
    Innanzitutto FIVI Piacenza è una festa , è condivisione, è trovarsi in tanti spesso sconosciuti ma importanti in questa Italia che affanna. Ho visto anche quest’anno etichette belle, ho assaggiato vini che sanno di territorio, produttori che amano il proprio lavoro,…
    cosa possiamo volere di più ????