Memorie gastronomiche dalla Sicilia

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Sono tornata a Milano controvoglia. Agosto non è finito e ho scoperto che anche le metropoli si svuotano spogliandosi un po’ della vitalità e della socialità che le animano. Che fare, oltre cercare all’Esselunga l’ispirazione per qualche ricetta fai da te da studentessa stagista? Risposta: rifugiarsi nei bei ricordi della stagione che sta volgendo al termine, cosa che mi provoca tristezza solo a digitarla sulla tastiera.

I miei sono “made in sud”, come quasi ogni anno. Già in maggio ho iniziato a progettare un viaggio in Sicilia: una regione a me completamente sconosciuta, se non fosse per le foto postate dai miei follower che hanno alzato in modo spropositato qualsiasi aspettativa.

Da quello che dicono, è un’isola sempre più macchiata da un’impronta turistica. Mi ha resa felice vedere che, invece, conserva ancora parecchi angoli di identità e tradizione. I custodi di quest’anima sono le persone che amano accogliere e istruire anche chi viene dall’altra parte dello stivale come me, apprezzando i chilometri fatti per ammirare la bellezza del nostro paese.

E poi, come in ogni regione italiana, la gastronomia che cambia, anche solo per una diversa impanatura, di chilometro in chilometro. Posso paragonarmi a un ghiro che, in previsione del letargo invernale, pensa di dover fare provviste. Il bello di partire alla scoperta del nuovo, è non tirarsi indietro di fronte a nulla. Quindi, ho assaggiato ogni cosa consigliata da chi ho incontrato lì, dagli amici conosciuti in quei giorni, dalla collega siciliana che prima di partire aveva preparato per me una lista di immancabili prelibatezze. Quanto è bello amare il proprio territorio e spingere perché altri lo amino per come lo vedi tu.

E se dovessi tracciare su una mappa il mio viaggio on the road ci disegnerei un bicchiere di Amuri di Fimmina e Amuri di Matri (un nome, un bianco, un programma) a Catania, la freschezza dei vini dell’Etna e la pizza fritta di Zafferana, la pasta alla Siracusana, acciughe e mollica, che ho mangiato a Ortigia, i gamberoni fritti di Marzamemi e gli arancini della sagra dell’arancino di Rosolini. Poi, la birra siciliana guardando il panorama di Enna, sosta preziosa, il pesce spada marinato di Finale di Pollina e il panino con le panelle di Castelbuono all’Ypsiegrock Festival. Nonostante la variabilità dei piatti, ho scelto sempre lo stesso, affascinante contesto: la brezza marina che sfiora la pelle ancora salsedinosa, le stelle che non potrò rivedere nei prossimi mesi, il colore del vino che intona perfettamente con l’azzurro del Tirreno e un piatto che sa di quel vintage da mercatino dell’antiquariato.

Io, amante del mare, del cibo e del vino buono gustati in compagnia sul tavolino di legno di qualche locale nascosto, ho trovato quello che cercavo. Gli ingredienti della vacanza perfetta? Nella mia ingenuità di ragazza sono ancora convinta che qualunque cosa emozioni in un posto che riesci a sentire tuo, che ti fa stare bene. Poi, fondamentali sono i compagni di viaggio. Quindi mi raccomando di scegliere bene chi portare con se’, perché una volta trovati, ho capito che sono loro a dare il giusto sapore a tutto.

Ah, nella foto una ventiquattrenne che, famelica, addenta la famosa “ravazzata” palermitana, ottima come merenda del pomeriggio.


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