Macché Champagne e Prosecco, occhio ai Crémant

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Nell’immaginario di vari “comunicatori” del vino e anche di parecchi italici bevitori c’è da lungo tempo una sorta di tensione verso la comparazione fra le bollicine italiane e quelle dello Champagne. “Siamo meglio dello Champagne”, “vendiamo più bottiglie dello Champagne”, “valiamo come uno Champagne”: quante volte le avete sentite dire qui da noi cose di questo genere? Con riferimento magari al Franciacorta o al Prosecco. Come se si trattasse di una gara.

Be’, che se le tolgano dalla testa, lorsignori, queste comparazioni, assurde già di per sé, e ancora più assurde ora che il vero competitor d’Oltralpe per le bolle nostrane non è più lo Champagne: sono i Crémant, e cioè quelle bolle che si fanno in altre zone della Francia con quello che noi chiamiamo metodo classico. E sono fatti, quei Crémant, sempre meglio, e sono anche in netta, costante crescita, sia nei volumi, sia nella qualità.

In particolare, a piazzarsi sempre meglio nelle vendite e nella critica sono i Crémant della Borgogna e quelli dell’Alsazia. I primi sono a denominazione di origine dal 1975, i secondi dal 1976. Erano sonnolenti fino a qualche anno fa. Ora sono in pieno fermento e la produzione è arrivata a 32 milioni di bottiglie per i Crémant alsaziani e a 19 milioni per quelli borgognoni. Certo, poca cosa rispetto ai numeri di bottiglie dello Champagne e ancora meno rispetto alla produzione prosecchista. Ma molto di più del Franciacorta o del Trento. E, si badi, se in passato il mercato dei Crémant era di fatto una sorta di monopolio del mondo cooperativo francese, ora a fare bollicine di qualità in terra borgognona e alsaziana ci si sono messi anche i vigneron, e ormai anche trovare Crémant millesimati è abbastanza normale.

La Revue du Vin de France ha dedicato un approfondimento al mondo dei Crémant delle due regioni. Se volete cercare i vini che sono usciti meglio dalle degustazioni, ve li riporto qui sotto, con relativa valutazione in ventesimi e relativo prezzo (in Francia). E il prezzo è da guardare con attenzione. Perché si parte da meno di 10 euro. Lo capite adesso che la concorrenza vera è questa qui?

  • Crémant de Bourgogne Brut En Chazot 2014 Louis Picamelot (18/20) – euro 13,70
  • Crémant d’Alsace Brut Dosage Zéro 2012 Wunsch & Mann (18/20) – euro 14,00
  • Crémant d’Alsace Brut Clos Liebenberg 2012 Valentin Zusslin (18/20) – euro 33,50
  • Crémant d’Alsace Brut Zéro Domaine Léon Boesch (17,5/20) – euro 14,50
  • Crémant d’Alsace Brut Murmure 2015 Jean-Claude Buecher (17,5/20) – euro 13,00
  • Crémant d’Alsace Brut Giesberger bio Cave de Ribeauvillé (17,5/20) – euro 9,80
  • Crémant d’Alsace Brut Grand Millésime 2013 Domaine du Clos Saint Landelin (17,5/20) – euro 25,20
  • Crémant d’Alsace Brut Extra-Brut 2016 Charles Frey (17,5/20) – euro 11,00
  • Crémant de Bourgogne Brut Cuvée des 90 ans 2013 Louis Picamelot – euro 26,00
  • Crémant de Bourgogne Brut Cuvée S 2014 Simmonet-Febvre (17,5/20) – euro 13,25
  • Crémant d’Alsace Brut Clément et Matthieu Weck (17,50) – euro 10,80

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2 comments

  1. giordano Rispondi

    e il Durello come si posiziona? … so benissimo che non si possono fare confronti in termini numerici ma qualitativi credo di si, dal momento che negli ultimi anni è cresciuto tantissimo in volume ma sopratutto in qualità.

    1. Angelo Peretti

      Angelo Peretti Rispondi

      Il Durello è cresciuto, certo, ma si tratta pur sempre di appena un milione di bottiglie in tutto, di cui solo 100 mila di metodo classico. Negli Stati Uniti (il pezzo parla del mercato Usa) è inesistente.