I love Ansonica e non lo sapevo

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Non lo sapevo mica di adorare l’ansonica. Pare che sia lo stesso vitigno che si coltiva in Sicilia col nome di insolia. Non so se sia del tutto vero, e dunque approfondirò, ma adesso non mi importa. Io adesso so di adorare i bianchi a base di ansonica fatti in Maremma.

Il colpo di fulmine è scattato in un adorabile ristorante di Orbetello, l’Oste Dispensa. Al titolare, Stefano Sorci, che è anche il cuoco, ho chiesto un bianco secchissimo e territorialissimo. Ovviamente mi riferivo al territorio maremmano, quello del posto. È tornato dopo un attimo, a botta sicura, con una bottiglia dell’Ansonica dell’azienda agricola Il Cerchio, che sta a Capalbio, bio. L’ho provato e l’ho trovato perfettamente aderente a quel che cercavo. Un bianco marino, teso, caratteriale, compatto nel frutto eppure anche snello nella beva, secco secco, pieno pieno, salato salato, perfettamente adatto alla tavola marinaresca “povera” che fanno lì. Un vino che un sorso tira l’altro e gratifica e fa compagnia e induce alla chiacchiera e chiama la tavola. Insomma, le caratteristiche che deve avere un vino “vero”. E poi, sarà anche stata la suggestione, sarò stata la vicinanza al mare, ma mi sembrava di sentire l’onda che si frangeva sulla battigia.

Sono tornato la sera dopo e ho chiesto dunque un altro vino fatto con l’ansonica, giusto per vedere se quello della serata precedente fosse un’eccezione. Mi è arrivato al tavolo l’Oro di Giacomo di Poggio Brigante, che sta a Magliano in Toscana. Meno marino di quello della sera prima, ma di grande struttura, quasi un rosso travestito da bianco, di tensione notevole, spezie orientali, bosco resinoso, fiori essiccati, scorze d’agrume secche. Austero. Più terragno che marino, ripeto.

Me ne sono comprato una bottiglia di entrambi. Per portarle a casa e ribermele con tranquillità. Adesso lo so, I love l’Ansonica maremmana.

Costa dell’Argentario Ansonica 2017 Il Cerchio
(89/100)

Toscana Ansonica L’Oro di Giacomo 2017 Poggio Brigante
(89/100)

 

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