L’oste vero, che si alza per un ordine d’asporto

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Fra i tanti che ho incrociato nei più di trent’anni dacché scrivo di vino e di cibo, il più funambolico nel linguaggio e nel pensiero è stato ed è il piemontese Alessandro Monchiero. Curava varie pubblicazioni di Slow Food, tra le quali quella rivista bellissima che era Slow, e le collaborazioni del gruppo della chiocciola con altri editori, vedi le pagine di gastronomia dell’allegato settimanale del quotidiano La Stampa. Ho sempre apprezzato, e talora invidiato, la sua capacità di scrittura, della quale, come tutti quelli che lo leggevano, sono stato a lungo privato perché a un certo punto ad Alessandro è venuto il ghiribizzo di fare l’oste. Rilevò infatti lo storico Caffè Boglione, in centro a Bra, a due passi da quella via della Mendicità Istruita nella quale c’era e c’è la casa madre di Slow Food e tuttora continua a gestirlo. Però, in tempi di pandemia, con i locali aperti un giorno sì e una settimana no, gli è avanzato il tempo di tornare a scrivere, magari anche solo sui social. Gli ho chiesto di poter ripubblicare un post che ha redatto per la pagina Facebook del suo Caffè Boglione. Lo voglio proporre perché spiega chi sia un oste vero (e ce ne sono tanti, per fortuna, ovunque in Italia). Che è una persona diversa da un qualunque imbonitore di cibo.

Eccolo qui di seguito (e grazie ad Alessandro per l’autorizzazione). Mi dispiace solo di non essere di Bra, perché potrei ordinargli del vitello tonnato.

C’è chi nemmeno scende dal letto quando riceve sette ordini d’asporto.
«Ma come? Solo sette».
Mi rigiro di là e «svegliatemi quando ne vale la pena».
Per noi, invece, questi SETTE-ORDINI-SETTE di ‘sta sera rappresentano un record.
Eh già, perché magari chissà che v’immaginate?
Che noi si venga qui e non si riesca a star dietro alla fiumana di commesse.
Che ci sia quel trambusto fordiano come in quello spot, in cui le marmotte incartano il cioccolato.E invece no, noi si viene qui spesso per un ordine, talvolta un vitello tonnato.
Ci s’incontra noi, i titolari, e il cuoco, ché per un vitello tonnato potremmo cavarcela anche noi, da soli, ma invece no, il cuoco si veste, ricevuto l’ordine, esce di casa, viene qui, ce ne beviamo una insieme, si batte lo scontrino (sette euro), lo si pinza alla busta, si accende la tv se c’è una partita e poi all’ora convenuta noi usciamo per la consegna, e lui se ne ritorna a casa.
L’utilità di un’operazione del genere la potete immaginare.
O forse no. Nemmeno la riuscite a immaginare.
Ha a che fare col sentirsi ancora vivi, con l’avere una scusa per uscire di casa, per bersi qualcosa insieme, trascurare – com’è ovvio – l’irrisorio incasso ma al tempo stesso premiare, col nostro sbattimento senza costrutto, quel cliente che comunque ci ha ordinato un vitello tonnato, e l’ha ordinato a noi, e in qualche modo ha pensato di darci una mano, scegliendo noi. E per lui, anche solo per lui, bisogna esserci.
Comunque ‘sta sera festa grossa.
Sette ordini non li avevamo mai smaltiti, e ci siamo anche incasinati un po’, disabituati a questa inabituale domanda.
Abbiamo corso un po’, per una ventina di minuti.
La nostra vita di prima era tutta e solo corsa.
Ma non ci eravamo più avvezzi.
Domani ci sveglieremo con l’acido lattico che ci farà scricchiolare i muscoli.
Comunque è stato bello.
C’è chi nemmeno scende dal letto quando riceve sette ordini d’asporto.
Mentre noi ci siamo appuntati una coccarda al petto, per ricordarci di questa sera.
La più frenetica di sempre, da quando siamo chiusi.
Ci è piaciuta.
Senza esagerare, mi raccomando, e senza volere nulla di più, ché forse non ce la faremmo, ma se faceste in modo che domani vada di nuovo così ve ne saremmo grati.
Adesso tocca a voi.


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4 comments

  1. Lanegano Rispondi

    Applausi. E immenso rispetto. Senza nascondere una grande malinconia.

  2. ambra tiraboschi Rispondi

    grande

  3. bortoletto gino Rispondi

    fantastico

  4. Mario Gagliardi Rispondi

    Buonasera a tutti . Auguro a questo coraggioso Oste e ai suoi collaboratori tutto il bene del mondo . ” A maggiori glorie “