Lo strano caso del Teroldego Foradori

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Qualche po’ di giorni fa sulla bacheca Facebook del giornalista trentino Tiziano Bianchi campeggiava la foto di una bottiglia del Teroldego 2011 di Foradori venduta su uno scaffale di un supermercato, con lo sconto del cinquanta per cento, a un prezzo finale di 7,45 euro. Che è un prezzo  basso per un vino che è tra gli emblemi del mondo “naturale”, e oltretutto per un’annata così. La foto era stata scattata da un oste bresciano, Simone Liloni, in un punto vendita dell’insegna Family Market, che è presente pressoché esclusivamente in provincia di Brescia. Essendo la Lombardia “zona rossa” non sono potuto andare ad acquistare il vino, che a quel prezzo e per quel millesimo valeva il (breve) viaggio fin di là del confine provinciale.

Sul social si sono succeduti commenti di varia intonazione, finché Theo Zierock, secondogenito della “regina” del Teroldego, Elisabetta Foradori, ha spiegato che si trattava di bottiglie vendute otto anni fa all’agente di Brescia e che presumbilmente la grande distribuzione aveva comprato uno stock da qualche cliente fallito, e la spiegazione regge, a prescindere che il lotto venga da un fallimento o da qualcuno che abbia chiuso l’attività per altri motivi meno dirompenti. A colpirmi, però, è stata soprattutto un’annotazione del giovane vignaiolo trentino: “Ne vedremo sempre di più con i fallimenti che ci saranno da qui a marzo”, e anche qui non cambia molto se di “casi” del genere se ne vedranno un numero maggiore a causa di default finanziari o di gente che getta la spugna.

Ecco, temo che ci sia della ragione in quel che ha commentato il figlio della Foradori e che questa occorsa a Brescia sia solo una prima avvisaglia, anche se ovviamente non me lo auguro proprio per nulla. Penso però che i nodi economici della lunga crisi scatenata dalla pandemia di covid-19 stiano arrivando al pettine e, come ho detto altre volte, ritengo che le situazioni di tensione finanziaria si faranno in questi prossimi mesi via via più pesanti, fino a portare a varie chiusure definitive, per fallimenti o per abbandono. Dal che potrebbero scaturire “occasioni” come quella vista al Family Market, ma anche incontrollabili ulteriori tensioni sui prezzi di vari prodotti, e fra questi anche i prodotti agricoli e il vino in primis. Il che scatenerebbe un circolo vizioso destinato a lasciare segni pesanti.

Vedete? Anche una semplice bottiglia di un vino di pregio “svenduta” su uno scaffale può indurre parecchi pensieri, soprattutto di questi tempi, che sono così strani e così densi di incognite e così difficili da affrontare e da comprendere.


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2 comments

  1. Marinella Camerani Rispondi

    SPECCHIETTI PER LE ALLODOLE
    Buon giorno Angelo
    A me è capitato di trovare su internet I’m Mithas Valpolicella ad un prezzaccio
    L’ho fatto ordinare da un’ amico, il quale li ha pagato con carta di credito
    Hanno un poco tergiversato,
    Siamo stati contattati per quel vino e poi hanno annullato ordine e reso il denaro circa 2 mesi dopo
    Marinella

    1. Angelo Peretti

      Angelo Peretti Rispondi

      Hai fatto bene, Marinella.