Lo storytelling del vino e il brodo lungo

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Leggo parecchie cose sul vino scritte on line in giro per il mondo. È piuttosto interessante confrontarsi con le idee che circolano soprattutto nel mondo del wine writing anglosassone. In America c’è un sacco di gente validissima che scrive di vino, si impara tanto. Dicono che fanno storytelling, che “raccontano”. Molte volte è vero. Con una tendenza crescente a fare brodi lunghi, però.

Non so se abbiate la mia stessa impressione. A me pare che gli articoli scritti dagli americani tendano ad allungarsi sempre di più. Stanno diventando lunghissimi. Densi di contenuti, certo, ma concettuosi e prolissi e involuti. Tali da chiedere al lettore un tempo e un’attenzione che a me sembrano fuori luogo su uno strumento come il web, sul quale preferisco si faccia uso di brevità.

A L’Arena, il quotidiano di Verona, ebbi la fortuna di avere come capo servizio Stefano Lorenzetto, che fu poi anche vicedirettore vicario del Giornale. Ogni tanto mi chiamava quand’era in chiusura di pagina domandandomi un pezzo da scrivere in fretta. Se conoscevo l’argomento mi assegnava un articolo di poche battute, se non lo conoscevo abbastanza mi dava molte più battute. Mi diceva infatti che chi conosce bene un tema ne sa fare sintesi, mentre chi non lo conosce lo deve spiegare a se stesso prima che al lettore, e dunque serve molto più spazio. Ecco, talvolta coi brodi lunghi ho proprio quest’impressione.


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