Lo sapete che l’Ovada può essere spettacolare, vero?

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Quella dell’Ovada è probabilmente, e del tutto a torto, una delle denominazioni di origine più misconosciute dell’Italia del vino. Ha invero due handicap mica da poco. Il primo è la marginalità, sia geografica – viene fatta nell’Alto Monferrato, al confine con la Liguria, e Genova è di gran lunga più vicina di Torino -, sia produttiva – ché il numero di bottiglie non è molto grande. Il secondo è che i suoi rossi sono fatti con l’uva di dolcetto, e quando si parla di Ovada si finisce quasi sempre – purtroppo – per parlare di dolcetto, con tutti i fraintendimenti che ne possono derivare (i luoghi comuni sono difficili da estirpare). Invece Ovada è Ovada, e il suo territorio è per certi versi selvaggio come lo sono i suoi vini, ed è soprattutto questo che me li rende interessanti. Questa loro territorialità, intendo.

Al Mercato dei Vini della Fivi, a Piacenza, una delle prime postazioni che ho voluto avvicinare è stata quella della Cascina Boccaccio, che fa Ovada, appunto, e fa un Ovada che, quando ho avuto modo di provarlo, mi è sempre parso assai interessante. Il vino è il Celso, che se non sbaglio riprende il nome del fondatore, quello che mise su la Cascina nella seconda metà dell’Ottocento. Ora a condurla è Roberto Porciello, che mi ha accolto al banchetto e mi ha spiegato – quasi giustificandosi – che del Celso aveva in commercio “solo” il 2018, uscito un po’ prima del solito per far fronte alla carenza di vino dell’annata precedente, quella della gelata, che dalle sue parti, come in molte altre zone dell’Italia Settentrionale, aveva colpito duro.

Ebbene, questo Celso 2018 promette benissimo. Certo, è giovinetto assai, ma sono convinto che valga la pena accaparrarselo da subito, perché ha tutto quel che serve a un grande rosso. Un frutto cristallino, un’acidità netta, una sapidità avvincente. Le spezie. Soprattutto – e dico “soprattutto” perché è la componente che più mi ha affascinato – una florealità elegantissima, di violetta. Ma mica è finita. Ha anche una beva strepitosa, e non è cosa da poco per un vino che dichiara in etichetta quattordici gradi e mezzo di alcol, elemento di cui manco te ne accorgi.

Molto, molto buono. Ascoltatemi, fate come me e compratevelo appena lo trovate in giro. Perché – ripeto – potrebbe replicare la bellezza di quel 2015 che, sempre lì al tavolo della fiera piacentina, ho avuto la fortuna di assaggiare da una magnum. Rotondo nel frutto, vibrante nella freschezza, gustosissimo nell’incedere, infinito nel persistere al palato.

Ovada Celso 2018 Cascina Boccaccio
(93/100)

Ovada Celso 2015 Cascina Boccaccio
(94/100)


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