Lo dice anche Jancis, i rossi si bevono freschi

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Oh, là. Finalmente della faccenda delle temperature a cui nei ristoranti e nei bar e nelle case si beve il vino rosso si occupano in tanti. Ne ha scritto perfino Jancis Robinson, e se scendono in campo simili firme vuol dire che potrà anche sembrare una questione futile, ma invece è una faccenda seria, per il bene dei bevitori e per il bene dei vini, perché i rossi che sembrano minestrine tiepide sono orrendi.

Jancis lo dice chiaro: mai, mai e poi mai un rosso strutturato oltre i 18 gradi, e quelli più leggeri vanno serviti ancora più freschi. La “temperatura ambiente” è un concetto vecchio, di quando gli “ambienti” erano più freddi di oggi. Ficchiamolo in testa a quelli che pretendono di farci bere i rossi a 25 gradi e oltre.

D’estate, poi, quando le cose si complicano, e tener fresco un vino calice di vino rosso è un problema, la soluzione è una sola: mettere da parte i rossi complessi che “non si mostrano al loro meglio con le temperature elevate”. “Appena l’estate si fa calda, e molti di noi desiderano vini che ci rinfreschino, ma che non siano sempre bianchi o rosa – scrive Jancis Robinson -, penso che andremo alla ricerca dei rossi che diano una buona risposta nell’essere serviti freschi”.

Vivaddio, sì, è così, e – aggiungo io – nessuno si vergogni più a usare la glacette per tener fresco il suo vino rosso.


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