Quando lo Champagne si beveva dolce e tiepidino

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Per fortuna al tema della temperatura di servizio dei vini si sta prestando più attenzione, magari maggiormente da parte dei bevitori e della stampa che da quella dei ristoratori, ma qualcosina finalmente si sta muovendo. Evviva. Però io a una cosa non ci avevo mica mai pensato. Questa: come cavolo facevano a servire le bollicine fredde prima che si inventassero i frigoriferi? “Col ghiaccio”, si dirà. Certo, ma avere il ghiaccio non era mica facile, in assenza di frigoriferi.

Dunque come lo bevevano lo Champagne nel passato? Temo – per loro – che molte volte dovessero contentarsi di berlo appena appena fresco, a temperatura di cantina, o magari anche più caldo. Ed era oltretutto uno Champagne solitamente tendente al morbido. La moda del pas dosé e del nature è recentissima.

Il dubbio mi è venuto leggendo un libro di quelli che una volta si sarebbero definiti “scabrosi” e oggi sono quasi (quasi) da educande, ossia “Bella di giorno” di Joseph Kessel. Il romanzo è del 1929 e Luis Buñuel ci ha tratto un famoso film interpretato dalla bellissima Catherine Deneuve, nel nel 1967.

Insomma, Séverine Serizy, e cioè la Bella di Giorno, è con le altre ragazze nella casa di appuntamenti di madame Anaïs. Il signor Adolphe, un facoltoso cliente, chiede dello Champagne. Lo portano, il vino viene versato. “Séverine esitò quando la bevanda tiepida e troppo zuccherata le toccò le labbra”. Una bevanda tiepida e troppo zuccherata, ecco la descrizione dello Champagne che c’è in quel libro. Scritto – ripeto – negli anni Venti. Che lo Champagne di allora fosse pressoché sempre tendenzialmente morbido ce l’avevo ben presente. Non avevo mai riflettuto sul fatto che si fosse costretti a berlo senza raffreddarlo.

Stiamo meglio oggi.


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