Una leggenda nel calice, il Vin de Constance

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Ne avevo sentito vagamente parlare, ma non l’avevo mai assaggiato. Mi ha stupito il fatto che James Suckling gli avesse attribuito 98 centesimi, che è un votone, e dunque mi sono detto proviamolo. Ebbene, è un grande vino, reso ancora più grande dall’evidenza che non è per niente facile fare dei vini dolci che abbiano un equilibrio del genere, e ti verrebbe voglia di berne e riberne, con lentezza assoluta, prendendoti tutto il tempo che serve per godere della sua fascinosa finezza. Perché questo è un vino del riposo, dell’abbandono all’ozio, e qualche volta ci vuole, santoddìo. Hugh Johnson lo definisce leggendario e ricorda che nell’Ottocento nelle corti europee lo si preferiva perfino all’Yquem, al Tokay ungherese, al Madeira.

Sto dicendo del Vin de Constance, vino dolce naturale sudafricano dell’azienda che riprende il nome di Klein Constantia. L’annata della quale ho avuto nel calice il vino è la 2018, che ha avuto le temperature notturne più fredde degli ultimi anni, e quest’è perfetto per sviluppare l’aromaticità delle uve, giving the vines – dice la cantina – a long and slow growing season. Vedete che la lunghezza c’entra? Si sente, si avverte.

L’annata, dicevo, è l’ultima in commercio, la 2018. La produzione venne ripresa con la vendemmia del 1986, messa in commercio nel 1990. Ma la storia incomincia nel 1685, quando Simon van der Stel, decimo comandante del Capo di Buona Speranza, mise su una fattoria alla quale diede il nome di Constantia. Dopo la morte del van der Stel, la proprietà venne divisa in tre parti, e la minore fu chiamata Klein Constantia. Venne acquisita da Johannes Colijn, figlio di uno schiavo liberato, che riprese a far vino nel 1718. Nel 1726 incominciò a spedirlo in Europa, fu così che quel vino divenne leggenda. Le malattie della vite della seconda metà dell’Ottocento mandarono in bancarotta i Colijn e anche i Cloets, che si erano uniti nell’impresa. Si è dovuti arrivare agli anni Ottanta del Novecento perché la vigna di Klein Constantia tornasse a dare il suo preziosissimo frutto e oggi è nelle mani del businessman ceco Zdeněk Bakala e del banchiere britannico Charles Harman e nel board siedono personaggi universali del vino come Bruno Prats, Hubert de Boüard e Hans Astrom. “Abbiamo il privilegio di essere i custodi di una delle proprietà più storiche del Capo, e occuparci della preservazione di quest’eredità è una seria responsabilità“, dicono. A giducare dal vino che ho bevuto, ci stanno riuscendo benissimo.

Non ho detto dell’uva. Si tratta del muscat de Frontignan. Trattato in maniera elegantissima. Mi unisco alla valutazione di Suckling. Non vedo l’ora di berlo di nuovo, questo vino. Il prezzo non è popolarissimo, ma non è inarrivabile. On line lo trovate sui 63 euro, centesimo più, centesimo meno, per la bottiglia da mezzo litro che riprende la sagoma originaria ed è venduta in cofanetto. Un must, l’armonia che si fa vino, dolce. Sapete quando si dice di un vino che è un nettare? Ecco, io aborro che si utilizzi questa definizione, ma questa volta, per questo vino, mi tocca utilizzarla. Meno male che l’ho incontrato.

Vin de Constance 2018 Klein Constantia
(98/100)


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