Le porte della percezione

doors_concert_400

Jim Morrison, è una delle figure più affascinanti, inquietanti e geniali della storia del Rock. Morto giovanissimo all’età di 27 anni, anche lui appartenente al triste “club” della maledizione della lettera J. Grandi star del Rock morte in giovane età, molti a 27 anni, e che hanno l’iniziale del nome o cognome con la lettera J. Giusto per ricordarne alcuni Janis Joplin, Jimi Hendrix, John Lennon, James Dean, Brian Jones, Jaco Pastorius, Jeff Buckley, John Denver, Joe Strummer, Michel Jackson, John Bonam, John Belushi.
Sfighe a parte, Jim Morrison nei suoi pochi anni di vita maturò un pensiero intricato ed intrigante. Assieme ai suoi Doors diede origine ad un periodo musicale che ancora oggi trova consensi in tutto il mondo e anche tra le nuove generazioni. In quei sei anni di carriera (1968 -1971) con Jim – poi in realtà la band si sciolse nel 1973 -, i Doors si garantirono in qualche modo la vita eterna.
Morrison fin dall’adolescenza fu uno scrittore ossessivo e compulsivo, annotava in piccoli taccuini tutti i suoi pensieri, le sue idee, poesie e disegni.
Aveva la necessità di legare ogni sua meditazione, a questi piccoli quaderni per paura di perderli nel nulla. La sua vita fu piuttosto tormentata ed ossessionata sin da quella scena raccapricciate vissuta in mezzo al deserto tra Albuquerque e Santa Fe, quando il piccolo Jim vide i corpi di alcuni pellerossa sanguinanti sulla strada, in seguito ad un incidente frontale. Fu un episodio che tracciò un solco indelebile nell’anima del cantante e che, spesso lo portava a visioni estreme, quasi ultraterrene, poi accentuate dall’uso della droga. In quel momento Jim raccoglie l’anima sciamanica dei nativi che entrerà in lui per non lasciarlo mai, nasce il Re Lucertola.
Nel giugno del 1965 Jim, durante uno dei suoi trip dovuti all’lsd, brucia e butta nella spazzatura tutti gli appunti, taccuini, pensieri, cancellando ogni legame al passato, o per lo meno così crede. Avrebbe successivamente confessato durante un’intervista al magazine Rolling Stones, di essersi pentito di quel gesto, ma che se non lo avesse fatto non avrebbe mai prodotto nulla di originale e non sarebbe mai più stato libero.
Taccuini e appunti che oggi si vedono tra i banchi di degustazione, oggi sostituiti da tanti smartphone che raccolgono e condividono immagini e pensieri senza fine. L’idea di fermare l’attimo della degustazione, di raccontarla appartiene a tutti noi appassionati di vino. Io sono il primo della lista sia chiaro. Ma forse arriva un momento in cui tutti i taccuini, gli appunti le immagini debbano essere cancellati per iniziare il proprio percorso di degustatori liberi, per produrre qualcosa di originale nel racconto. Proprio come racconta Jim Morrison a Ray Manzarec quando a Venice Beach fa leggere i suoi pensieri e fa sentire le sue canzoni, apriamo le porte della percezione lasciando da parte ogni insegnamento cercando di nutrirci delle sensazioni che arrivano da ogni dove e ogni quando.
Jim Morrison era ispirato dal saggio di Aldous Huxley e dall’effetto dalla mescalina, il principio attivo del Peyote, a noi questo non serve, apriamo le porte della percezione per capire il vino al di la di tutti gli insegnamenti cercando la nostra strada, Waiting for the Sun.
Ascoltare:
Waiting for the Sun
The Crystal Ship
Five to One
People are Strange
Riders On the Storm
Ovviamente c’è The End ma la parola fine non mi piace.


Scrivi un commento