Le ninfe di Valerio De Marchi

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Nuovo paradigma, nuove frequentazioni, nuovi amici. In un battito di ciglia sono catapultata in un mare di bellezza. Valerio De Marchi espone quaranta anni di opere a Villa Brandolini a Solighetto. La mostra è aperta fino al 23 ottobre. Valerius, nome d’arte dello scultore, è presentato da Francesco Zanoni, presidente dell’associazione E.R.A. e organizzatore della mostra, e da Mario Guderzo, direttore del Museo e della Gipsoteca di Antonio Canova a Possagno, Treviso. Non posso fare a meno di prendere appunti. Si parla di bellezza e la bellezza parla a noi. Le mie reminiscenze scolastiche sfiorano lo zero ma la mia sensibilità mi spinge a muovere le mani lungo la schiena e i seni prosperosi della ninfa di bronzo. Le mie dita accarezzano il contrasto che si crea tra il freddo materiale e il caldo, sinuoso corpo femminile. In me risuonano armonia, erotismo, libertà e sensualità. “La bellezza di Demarchi è la bellezza della sacralità” dice il prof. Guderzo. “Il corpo nudo rappresenta il sacro. Dio crea Adamo ed Eva nudi e la profanazione avviene quando si vestono. Valerio chiama le sue opere ninfe perché rappresentano la bellezza, vivono nella natura e sono sacre. Corpo nudo e bellezza immortalata. La perfezione si trova nelle sue opere”. Mi commuovono le parole di Valerio che, con gli occhi lucidi, riesce a pronunciare un flebile “Sono davvero commosso, non pensavo di essere così bravo”. A me resta soltanto una parola da scrivere in grande: GRAZIE.


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