Le Comptoir, il fascino agrumato della bistronomie

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Bistronomie è un neologismo tutto parigino che deriva dalla fusione del concetto di bistrot con quello di gastronomie. Yves Camdeborde ne attribuisce la definizione alla stampa. A me però non interessa granché di come e da chi sia nato questo nome. Mi interessa il fatto che al suo Le Comptoir, a due passi dalla Sorbona e dal Museo di Cluny, nel centro di Parigi, si sta meravigliosamente bene. Perché l’ambiente non è ingessato come in troppi ristoranti d’alta cucina, e anzi ricorda proprio quello di un bistrot, ma quel che ti viene portato sulla tavola è tremendamente avvincente, e insomma è davvero gastronomia d’eccellenza.

La cucina di Camdeborde è giocata sull’acidità. Questa è l’impressione che ne ho avuto. Io adoro la cucina giocata sull’acidità. Mi offre brividi di piacevolezza. Come quella strepitosa entrée di cappalonga e capasanta marinate con l’aceto di calamondino (che è un agrume ibrido) con pere e spaghettini, dove l’idea del mare viene prolungata all’infinito dall’acidulazione citrina. Wow, indimenticabile.

Che poi, se prendi il menù degustazione da tre portate, a 60 euro, ti arrivano in aggiunta anche un clamoroso e golosissimo plateau di formaggi tutto per il tuo tavolo (che delizia quel miele della Corsica e quella confettura di ciliegie nere che accompagnavano la proposta casearia) e il dessert, anch’esso sui toni agrumati, ça va sans dire. E per finire una caramellina mou, agli agrumi ovviamente.

Carta dei vini di grande ricerca, ricca di piccoli produttori francesi: vi si può attingere a occhi chiusi.

Un luogo da sogno, per me, questo ristorante Le Comptoir, che è affiancato, con lo stesso marchio, anche da due gremitissimi bistrot (di cui uno dedicato alle ostriche e al mare) e da un alberghino assolutamente charmant.

Le Comptoir – Carrefour de l’Odéon, 9 – Parigi – tel. +33 1 43291205


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