Le bolle di una classicissima Cuvée Louis

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Se lo assaggi alla cieca, senza sapere cos’è (com’è accaduto a me, era in mezzo ad altre bollicine di altri territori), ti godi quel colore giallo dorato traversato da tracce ramate (di solito non mi soffermo granché sul colore del vino, ma quand’è bello è bello, che ci volete fare), porti al naso il calice e dici: “Toh, è champagnoso”.

Sissignori, è champagnoso. Ossia questa Cuvée Louis della maison Tarlant ti manifesta subito la sua appartenenza, ti urla in faccia che stai per bere uno Champagne. Il che va benissimo, accidenti se va benissimo. Dunque, crosta di pane, un sacco. Fruttini. Burro. E poi è anche speziatissimo.

Bocca asciutta asciutta. Tanta frutta secca. Poi ecco l’arrivo del limone, degli agrumi.

Metà chardonnay, metà pinot noir da vigne ultrasessantenni del vigneto di Les Crayons a Oeuilly, nella valle della Marna. Un Brut Nature, zero grammi di dosaggio. A chi piace il genere “ossidativo” delle bolle piacerà un sacco.

Champagne Cuvée Louis Tarlant
(88/100)

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