L’Asti ha da essere dolce, altroché, ma dolce il giusto

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Ooooh, altro che Asti Secco. A me piace che sulle bottiglie dell’Asti ci sia scritto “dolce”, ché di vini così buoni in giro per il mondo ce n’è davvero pochi, se lo si fa coi sacri crismi. Intendo, come la fa Romano Dogliotti, che sul suo Asti La Selvatica, in retroetichetta, mica si vergogna a scriverci bello chiaro che è “dolce”, appunto, ed è però una dolcezza perfettamente bilanciata dall’acidità citrina, agrumata, e dalla bolla carezzevole, e da una consistenza di polpa che racconta di frutta matura scaldata dal sole. Vivaddio, dove altro lo potete fare, al mondo, un vino del genere, se non da quelle parti astigiane, e con che uva potreste mai farlo se non con l’uva di moscato?
Sia lode, gloria e onore alla Caudrina di Romano Dogliotti e alla sua idea di Asti e di moscato e di territorio e di terroir. Già, di terroir, ché quell’equilibrio incredibile tra zuccheri e frutti e freschezza non la puoi mica inventare se non appartiene a un pensiero, a un orizzonte culturale.
Altro che Secco. L’Asti più grande ha da essere dolce, ma dolce il giusto, e il giusto sta in quella parole che ho appena scritto e che ripeto ad abundantiam: equilibrio.
Asti La Selvatica 2015 Caudrina
(92/100)

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1 comment

  1. Beppe Ugonia Rispondi

    Tante teste, tante idee……………