L’argento vivo addosso

befana

C’era la messa di mezzanotte, il 25 dicembre, quando ero bambina. A volte siamo andati a piedi fino alla piccola chiesa di un ancora più piccolo paesello. Diciassette case e poche anime. Era bello. Al rientro dalla celebrazione, mamma preparava la cioccolata calda e si giocava a carte o a qualche altro gioco di cui non ho memoria. Mercante in fiera, forse, ma non ne sono certa. C’era il presepe, grande, che babbo ed io avevamo preparato giorni e giorni prima, raccogliendo legnottoli, muschio, corteccia e quanto poteva esserci utile. Chissà perché le palle, sull’albero, ce le attaccava mamma. Forse perché io ero più buona a romperle che a appenderle. Mentre lo scrivo, rido. Babbo Natale non è mai entrato in casa ma la Befana sì, e con trepidante attesa. Mia sorella ed io avevamo due calzettoni belli grandi, concessi dal babbo, che la mattina del 6 trovavamo pieni zeppi di ogni ben di Dio. Non c’era bisogno che mamma ci svegliasse, avevamo l’allarme incorporato e l’argento vivo addosso. Quello è rimasto a entrambe. Così, a distanza di anni, decine, ormai, continuo ad appendere la calza. Anche quest’anno mi è andata bene. Le cose buone sono da coltivare. Le sane tradizioni familiari, anche.


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