Larga vinea

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È un grande vigneto, il Sannio, con i suoi diecimila ettari vitati, fonte di reddito per quasi ottomila imprenditori viticoli e cento aziende imbottigliatrici, e con una produzione di un milione di ettolitri.

Sono numerose anche le varietà presenti sul territorio, dalle più note falanghina, aglianico, greco, fiano, coda di volpe, sciascinoso e piedirosso, fino ad altre quasi sconosciute come sommarello, olivella, carminiello, passolara di San Bartolomeo, palombina e moscato di Baselice. Un bel mosaico davvero! Mentre il direttore del Consorzio Nicola Matarazzo espone tutti questi dati, io continuo a sbirciare nel mio iPhone le foto della Grande Vigna.

Ci hanno condotto a Vitulano, alle pendici del Taburno, per mostrarci un’enorme vigna prefillosserica di aglianico ch’è maritata a una quercia: i tralci lunghi e legnosi paiono grandi tentacoli sospesi sulle nostre teste. Ci raccontano che ha duecento anni e che il proprietario, Mario Piazza, pure lui centenario, nella bella stagione si siede sotto la raggiera degli antichi tralci e offre la merenda ai visitatori che vengono a vederla, anche dall’estero.

«Nel Sannio coltiviamo emozioni è il titolo del nostro tour» dice Nicola «ed è anche lo slogan con cui vorremmo promuovere il territorio nel suo insieme: vitivinicoltura, gastronomia, storia, arte, cultura».

L’emozione non è mancata di sicuro e fin dall’inizio, ché si vorrebbe ritornare lì, sotto la grande vigna, a mangiare pane e formaggio e a bere Aglianico con Mario, socio della Cantina del Taburno


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