Se l’Amarone smarrisce il linguaggio dell’appassimento

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Il gioco del calcio lo seguo di sfuggita. Però sfogliando La Repubblica mi sono imbattuto in un pezzo di Maurizio Crosetti che parla della crisi dell’Inter e l’incipit mi ha fatto venire alla mente l’Amarone e la Valpolicella.

Ecco quel che scrive Crosetti: “Che lingua parla l’Inter, per non riuscire più a capirsi, a spiegarsi? La metafora di quei nomi scritti in cinese sulle maglie racconta semmai la perdita di un alfabeto calcistico, la sparizione del sillabario elementare”. Questo è un guaio grosso, perché “quando scompare il linguaggio scompare tutto, è caos e solitudine”.

È esattamente il rischio che mi pare possano correre la Valpolicella e l’Amarone. Me ne sono reso conto alla recente Anteprima dell’Amarone. Ho infatti già scritto di una certa sterzata del gusto amaronista verso toni meno muscolari. A me piace, e la tendenza mondiale va in questa direzione, ma l’Amarone di questi tre decenni di successi (prima di fatto non esisteva, limitato com’era a poche cantine e poche bottiglie) si è connotato con una muscolarità che in molti, in Italia e all’estero, gli riconoscono come “tipica”. La muscolarità dell’appassimento.

Ho dunque affermato che la denominazione è a un bivio tra l’assecondare la nuova tendenza verso una minor concentrazione e il continuare a compiacere il pubblico amante dell’opulenza. Seguire entrambe le strade dentro alla stessa denominazione faccio fatica a vederlo possibile. Si rischia di confonderne il linguaggio, di farlo scomparire, e quando il linguaggio scompare, scompare tutto, come dice Crosetti. In più, si rischia di creare confusione pure sul Ripasso, il vino che ha dato vero reddito al territorio valpolicellese nell’ultimo decennio, dato che nel mondo s’è imposto per la sua indole di “Baby Amarone”, come lo chiamano gli scandinavi. Sempre figlio dell’appassimento, dotato del medesimo linguaggio dell’Amarone dunque. Se si perde quel linguaggio, che ne sarà del Ripasso e dei cospicui flussi reddituali che ne derivano? Non ne faccio una questione meramente qualitativa, ne faccio proprio una questione economica. Che non mi pare banale, per nulla.


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