La vignaiola social ora è il capo del Consorzio

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Diletta Tonello appartiene a quella generazione che vive di pane e social media. Anzi, lei vive di vino, perché lo produce, e di Instagram, perché vi è iperattiva, totalizzando giorno per giorno quantità immani di stories e di post. Per questo le congratulazioni per la nomina a presidente del Consorzio di tutela del Lessini Durello glieli ho inviati proprio con un messaggio via Instagram. Tempo di risposta? Decimi di secondo. Come faccia, non lo so.

Ad ogni modo, credo che la sua elezione sia un segno dei tempi. Perché questo è il momento della generazione dei trentenni, più preparata e più determinata di quanto spesso gli orrendi pregiudizi dei malpensanti lascino credere. Io sono molto fiducioso di questi ragazzi. Hanno le potenzialità per cambiare il mondo, incominciando dal mondo del lavoro. Guardano all’esperienza professionale senza il gravame delle infrastrutture culturali che avevano alla loro età quelli che appartengono alla mia epoca. Scrivo non a caso di epoca. È tutto cambiato. Non ci sono vincoli, orari, aspettative, consuetudini, ritualità, per questi giovani imprenditori di se stessi. C’è una spontaneità basata sulla competenza, il che è il massimo del desiderabile. Li invidio.

Lei, Diletta, sui social promuove i vini della propria azienda, che è associata alla Fivi, la federazione dei vignaioli indipendenti, e che ha sede nella porzione vicentina della denominazione delle bollicine berico-veronesi, ma non dimentica mai – mai! – di sottolineare l’appartenenza al territorio. “Un vulcano sotto i piedi e uno in testa” si autodefinisce su Instagram, perché il segreto del Lessini Durello è l’origine vulcanica dei suoli, e perché lei non si ferma mai. Utilizza a ogni occasione gli hashtag #durellabella e #piudurellapertutti, perché l’altro segreto della denominazione è la varietà autoctona della durella e perché i social è così che funzionano, e vogliono interattività, assiduità e anche scaltrezza, certo. Mica sono per tutti. Per lei non hanno grandi segreti. Ha poi anche già accumulato esperienza consortile, Diletta. È stata vicepresidente del consorzio per due mandati. C’è tutto quel che serve, oltre alla determinazione. “Grazie moltissime Angelo! Energia ne abbiamo!” mi ha risposto, quando le ho fatto i complimenti per la nomina. Ecco, l’energia. Davvero, ne ha da vendere, o almeno da dare in prestito, perché quando si è a capo di un consorzio si è in prestito a una terra, a una comunità, a un’identità.

D’accordo, pur cresciuta parecchio negli ultimi anni, quella del Lessini Durello è ancora una denominazione piccolina, da appena un milione di bottiglie. Ma sono bottiglie che si stanno ricavando un loro spazio preciso fra chi cerca l’autoctonia, e quell’energia che ho citato qui sopra potrebbe dare un ulteriore stimolo. Alla doc e anche al vino veneto.

Quanto alla foto che correda questo pezzo, be’, confesso che l’ho “rubata” al suo profilo Instagram. Perché da Instagram ho incominciato e con Instagram mi va di concludere (e poi sono abituato a vederla così, sui social media).


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