La Valpolicella prima della concentrazione

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A partire dalla fine degli anni Ottanta e soprattutto poi dagli anni Novanta, il successo dell’Amarone ha portato a un radicale cambio di impostazione dei vini (e dei vigneti) della Valpolicella. Nella zona si è scelta la strada, redditizia, della ricerca di concentrazione, anche in ossequio a una domanda internazionale orientata alla polpa, alla ricchezza estrattiva, al tannino, alla pienezza alcolica. All’ascesa dell’Amarone hanno via via fatto eco il Ripasso, che non a caso di là dell’oceano e nei paesi scandinavi chiamano “baby Amarone”, e altri rossi di consistente struttura, anche tra i Valpolicella Superiore. Insomma, è pressoché totalmente cambiato il paradigma.

Avevo voglia di provare a ritrovare l’espressione della Valpolicella e del suo vino prima della concentrazione e mi sono messo a cercare qualche vecchia bottiglia. Uno dei vini su cui ho incentrato la ricerca è stato un rosso iconico come il Secco-Bertani, che un tempo, prima ancora della doc, usciva come Valpolicella Valpantena. Ne ho trovate alcune bottiglie del 1955, del 1959 e del 1961. Di recente, con degli amici, ho stappato due 1959 e, sì, c’era quel che mi aspettavo.

Mi aspettavo, intendo, un rosso non carico di colore, sorretto ancora non dal tannino bensì dall’acidità, snello nella beva eppure anche di consistente finezza. Certo, non nasceva, quel vino, per il lungo invecchiamento, e dunque l’aspettativa non era enorme. Però c’era.

Ecco, se la prima bottiglia era ahimè ossidata, l’altra ha in buona sostanza rispettato le attese. Non un vino che a sessant’anni faccia strappare i capelli dalla gioia della bevuta, ma comunque consistentemente territoriale, con la Valpolicella (e soprattutto la ghiaiosa Valpantena) tuttora in evidenza. Colore chiaro, ma ancora integro in quella tonalità sottilmente granata che avevano i vini valpolicellesi quando invecchiavano, fruttino (l’amarena, il lampone, la melagrana), sale, acidità. Il tutto come sfumato da una tenuta non straordinaria, ma comunque il vino resta bevibile, tant’è che ne abbiamo finita la bottiglia.

La domanda è semmai se si possano rifare vini così e la mia risposta è che non lo so. Troppe cose sono radicalmente diverse nel panorama viticolo della zona, e dunque nei vigneti e nelle zone vitate. Certo è replicabile tuttavia l’idea della finezza, su parametri però probabilmente diversi da allora. Ma sono vini come questo che possono indicare la nuova via, quella che guarda al terroir.

Valpolicella Valpantena Secco-Bertani 1959 Cav. Gio Batta Bertani
(80/100)

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