La ricordate la storia del tamburino sardo?

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Ma voi la ricordate la storia del tamburino sardo? Quello del libro Cuore, di De Amicis. “Nella prima giornata della battaglia di Custoza, il 24 luglio del 1848, una sessantina di soldati d’un reggimento di fanteria del nostro esercito, mandati sopra un’altura a occupare una casa solitaria, si trovarono improvvisamente assaliti da due compagnie di soldati austriaci, che tempestandoli di fucilate da varie parti, appena diedero loro il tempo di rifugiarsi nella casa e di sbarrare precipitosamente le porte, dopo aver lasciato alcuni morti e feriti pei campi”: ecco, comincia così, e poi prosegue con un eroico ragazzo, un tamburino appunto, che corre, pur colpito dalla fucileria nemica, a chiamare i soccorsi.

A Custoza, dove si combatté ferocemente per l’indipendenza italiana (ché i combattimenti sono sempre feroci), c’è una cantina che porta il nome del Tamburino Sardo. E fa Custoza, ovviamente, che è il bianco di quelle colline d’origine morenica.

Ho assaggiato di recente il vino della vendemmia del 2016, e l’ho trovato parecchio buono. Frastagliato nelle presenze floreali e fruttate e fresco e anche salato come m’aspetto siano i vini di quelle terre a ridosso del “mio” lago di Garda, e anche dotato d’una tensione che lascia il segno e allunga il sorso e invita a bere. Insomma, un bel Custoza, e Giuliano Fasoli questo suo bianco lo fa sempre meglio, vendemmia dopo vendemmia.

Custoza 2016 Tamburino Sardo
(88/100)

 

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