La pista cifrata

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“La pista cifrata”, o meglio, “Unisci i puntini” (come lo chiamavo io da bambina), era il primo gioco che facevo quando avevo tra le mani la Settimana Enigmistica dei miei nonni.
Subito mi eccitava la curiosità di scoprire la figura misteriosa, ma poi mi guidava l’attenzione nel disegnarla senza sbagliare neanche un passaggio.
Facevo scorrere lentamente la matita sulla traccia del riquadro, e pazientemente attendevo l’affiorare di chissà quale meraviglia.
Ogni volta ero sorpresa da come, toccando punti tanto lontani e all’apparenza insignificanti, il risultato finale apparisse sempre così chiaro.
Anche adesso mi trovo ad usare lo stesso slancio e le stesse accortezze, ma per avventurarmi tra altri punti: quelli di vista delle persone.
Lo faccio, ad esempio, quando cerco di farmi un’idea su argomenti nuovi o particolarmente spinosi.
Mi piace farlo perché mi arricchisce, mi fa toccare angoli remoti, fuori dalle solite piste battute.
E si sa: più angoli, più prospettive, più opportunità.


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