La maledizione del palato perpetuo

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Alla radice della necessità di svuotare il bicchiere di vino nella più vicina pianta di geranio – quando nel calice c’è un vinaccio, intendo – c’è quello che Matt Kramer, editorialista di Wine Spectator, chiama “curse of the perpetual palate”, la maledizione del palato perpetuo. Che non è il titolo di un sequel della saga di Indiana Jones, bensì di un suo godibilissimo editoriale. Suo di Kramer, intendo.
Dice insomma che il vero wine lover ha un problema, ed è che non riesce mai a “staccare”, a bere un sorso di vino senza concentrarsi con quello che sta mettendo in bocca. Non importa se l’occasione sia informale, rilassata, disimpegnata: il palato di un vero appassionato di vino rimane attivo in perpetuo. E così il bevitore accorto finisce puntualmente per prestare attenzione a quel che beve, che lo voglia o no, consapevolmente o inconsciamente. Anche se è a un pic nic, se sta facendo un barbecue. È questa qui la maledizione. Perché, non riuscendo a bere senza prestarci attenzione, il wine lover finisce per soffrire, quando gli si mette in mano un bicchiere d’un vinaccio, e gli altri lo bevono come niente fosse.
La soluzione può essere portare una bottiglia. Però Kramer mette l’appassionato sull’avviso: è importante che non sia un bottiglia particolarmente speciale e costosa, perché altrimenti l’ospite di turno potrebbe metterla da parte pensando ad un regalo per sé. Dev’essere una bottiglia di un vino buono, ma molto bevibile e in linea di massima anche economico, che non imbarazzi i padroni di casa o i suoi invitati e sia adatto al tipo di cena, o di pic nic, o di barbecue. “Ho pensato che questa potrebbe andar bene”, suggerisce Kramer di buttar lì appena entrati. L’ideale è portare una magnum. Così ce n’è abbastanza.
“Qualunque vino portiate – conclude Kramer -, una cosa è certa: la maledizione del palato perpetuo è reale. Ed è essenziale che proteggiate quel che, alla fin fine, è il vostro maggiore investimento nell’ambito del vino: il vostro palato. È il meno che si può fare, giusto?”
Giusto.
Ora, li sento i criticoni, che domandano: “Ma non c’è nient’altro da scrivere?”. Obietto che Kramer ha offerto una via di salvezza a tutti gli appassionati di vino, e dunque va divulgata. È una sorta di impegno sociale. Perché, siatene certi, comunque la pensiate, prima o poi vi toccherà accorgervi che il vostro palato è in servizio permanente effettivo. Se non ve ne siete mai accorti prima, vi suggerisco di darvi alle bibite gassate. Nere, diverse dal chinotto.


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