La libertà e un Grignolino

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Ad ogni anno che passa, giunta al 25 aprile, mi ritrovo a pensare a come se ne stia perdendo la memoria, diventato, com’è, un giorno di festa buono per una gita fuori porta, anziché per meditare su ciò che è stato.
E dovremmo invece ricordare che il nostro popolo stremato fu liberato dagli orrori di una guerra, per tornare a sperare in un domani migliore, senza sangue, senza fame.
E dovremmo invece bere un vino rosso e semplice, ricordando che il nostro era allora un paese rurale che una lunga guerra sconvolse.
Ho aperto così un Grignolino di Cascina Tavijn: lo fa una vignaiola monferrina di nome Nadia Verrua, con la sua famiglia. Vigne condotte in regime biologico, ma si può dire, in modo naturale da generazioni, con un rispetto profondo per la terra. Ecco, con i sorsi del suo bel vino, m’è sembrato di dover ringraziare quei tanti che lasciarono la vita perché noi si potesse riavere la libertà.
Ingiustamente poco conosciuto e poco bevuto anche dalle nostre parti, il Grignolino è il vino delle cascine e delle colline così ben descritte da Cesare Pavese.
In questo 25 aprile appena trascorso, ho riletto  “La casa in collina” e il Grignolino di Nadia mi ha accompagnato con profumi e sapori di antichi saperi. Leggero ma non fuggevole, saporito e rinfrancante.
Malgrado i tempi, qui nelle cascine si è spannocchiato e vendemmiato. Non c’è stata – si capisce – l’allegria di tanti anni fa: troppa gente manca, qualcuno per sempre. Dei compaesani soltanto i vecchi e i maturi mi conoscono, ma per me la collina resta tuttora un paese d’infanzia, di falò e di scappate, di giochi. (…)
Se passeggio nei boschi, se a ogni sospetto di rastrellatori mi rifugio nelle forre, se a volte discuto coi partigiani di passaggio (…), non è che non veda come la guerra non è un gioco, questa guerra che è giunta fin qui, che prende alla gola anche il nostro passato. (…)
Io non credo che possa finire. Ora che ho visto cos’è guerra, cos’è guerra civile, so che tutti, se un giorno finisse, dovrebbero chiedersi: «E dei caduti che facciamo? perché sono morti?»”.
Termina il bicchiere e provo a rispondere. Grazie al sacrificio di tanti, la mia generazione e quelle venute al mondo dopo la mia sono le prime che non hanno vissuto una guerra. Dovremmo perciò avere cara la Libertà.

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