La favolosa mela campanina

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Una mela. Ma mica di quelle mele grosse, tonde, lucide, rosse, perfette. No, una mela di quelle di una volta. Piccolina. Irregolare per forma e dimensione. Un po’ rossa, un po’ gialla, un po’ verde. Talvolta un po’ rugginosa. Intaccata, a tratti avvizzita. Insomma, una brutta mela, secondo i canoni dell’estetica da banco della grande distribuzione. Ma buonissima. Proprio buonissima. È la mela campanina, sopravvissuta chissà per quale miracolo all’avanzata delle mele da favola di Biancaneve.
La mela campanina la si trova ancora, seppur a fatica, nel Modenese e nel Mantovano. È una di quelle mele che una volta si mettevano in soffitta e duravano tutto l’inverno. Qualche volta si mangiava anche cotta. Oppure la si adoperava – e grazie al cielo ancora qualcuno l’adopera – per farci la mostarda. La mostarda di mele campanine è favolosa. Ma è le mele campanine piacciono anche così, nature. Hanno il profumo delle rose in fiore. Hanno una consistenza a metà tra il compatto e il farinoso. Sanno di mela, di mela di una volta, appunto.

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