La double ipa di Canediguerra

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Non sono un esperto di birre. Mi piace berne, a ogni stagione (c’è birra per ogni stagione). Vado dalle blanche ai lambic, movendomi indistintamente tra gli stili brassicoli, ma distinguendo fra il “mi piace” e il “non mi piace”. Tra i “non mi piace” vanno a finirci molte ipa, le India pale ale, che trovo troppo spesso sgarbatamente amare. Finché non ho avuto nel bicchiere la double ipa di Canediguerra, birrificio di Alessandria. Una birra italiana, sì.
L’avevo acquistata perché era segnalata col marchietto della “grande birra” sull’edizione 2017 della “Guida alle butte d’Italia” di Slow Food. Ho voluto provarne un po’ di “grandi birre” italiane secondo la selezione dell’editore con la chiocciolina. Questa mi è strapiaciuta.
Il fatto è che è sì una birra amara, e anche molto, ma è un amaro – come dire – aromatico. Insomma, è un amaro di rabarbaro e di genziana, per capirci, e sotto ecco che escono le erbe officinali, il timo direi, soprattutto, e poi la buccia d’arancia. Con una pienezza (l’alcol è altino) che ti avvolge e un equilibrio che ti gratifica sorso dopo sorso (“birra equilibrata, pregio non scontato per una double ipa” scrive Slow Food, e son d’accordo). Ah, e ho trovato bello anche il colore ambrato brillante. Così mi sono deciso a scriverlo.
Double Ipa Canediguerra
(90/100)

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