La differenza tra scrivere di cibo e scrivere di vino

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C’è una differenza sostanziale tra scrivere di cibo e scrivere di vino, ed è che il cibo appartiene inevitabilmente all’esperienza di chiunque, mentre il vino fa parte del bagaglio culturale di un numero più piccolo di persone, che sono tra l’altro sempre di meno. Non ci avevo mai pensato prima, ma è vero, è perfino ovvio, solo che è una di quelle cose che sono ovvie solo dopo che qualcuno le ha dette, e dunque ovvietà non sono.

La distinzione l’ha delineata benissimo la giornalista americana Esther Mobley in in un’intervista che le ha fatto Ted Gioia per Forktongue. Ne ho già parlato di recente, di quell’intervista, ma ora vorrei soffermarmi appunto sulla diversità tra la scrittura del cibo e quella del vino.

“La sfida per chi scrive di vino – afferma Esther Mobley – è che chiunque mangia del cibo e non  tutti bevovo vino. In più, ci sono molte persone che hanno repulsione per il vino. Ma nessuno ha repulsione del cibo. Inoltre, una certa dose di linguaggio del cibo è comprensibile universalmente, mentre anche la parte più basilare del linguaggio del vino è già di per sé esclusiva. Così la sfida è quella di fare in modo che una porzione maggiore di persone presti attenzione. Il mio sogno di giornalista è di poter fare in modo che un numero maggiore di persone abbia attenzione al vino”.

Ecco, da leggere, rileggere e poi mettere da parte per leggerlo ancora periodicamente. Mi prendo per primo quest’impegno.


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