La bolla agrumata e avvolgente del CruPerdu 2011

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La prima volta che ebbi nel calice il CruPerdu fu nel settembre dello scorso anno. Mi piacque, ma non ne scrissi allora, perché prima di parlarne volevo semmai avere una seconda occasione d’assaggio, un po’ più – come dire – meditata. L’occasione l’ho avuta qualche giorno fa, quando ho stappato, a casa e con la dovuta calma, una bottiglia dell’annata 2011, quella che mi pare sia attualmente in commercio, e sì, lo confermo, questo Franciacorta del Castello Bonomi è davvero buono.

Il nome evoca il ritrovamento di certi ceppi di vite in un bosco, nella parte alta della tenuta, a Coccaglio. Segno che in passato ci si coltivava la vigna, là dove in quel momento c’era solo boscaglia. Il terreno venne dunque dissodato e tornò a impossessarsene il vigneto, a varie tranche, fra il 1994 e primi anni Duemila, in una specie di corso e di ricorso della storia. Leggo sulla scheda tecnica del vino che la cuvée è fatta per il settanta per cento di chardonnay e che il resto è pinot noir. Formula classica, insomma. In etichetta si indica che la sboccatura è avvenuta nel gennaio del 2019, e dunque la sosta sui lieviti è stata prolungata, come è nello stile della cantina.

Mi hanno colpito la vena agrumata, direi di mandarino, e il sale, due doti che rendono decisamente gastronomico questo Franciacorta, e infatti me lo sono portato in tavola e l’ho bevuto con piacere con una parmigiana di melanzane. Anche la bolla è gestita assai bene, minuta, quasi cremosa, gradevolissima, e rende una sensazione di avvolgenza che non è mica così facile da trovare. Alla prima occasione certamente lo riberrò. A proposito, visto che c’è chi mi chiede di indicare, quando possibile, il prezzo, avverto che sullo shop on line del Castello Bonomi è in vendita a 25 euro, che mi pare una richiesta economica più che appropriata.

Franciacorta Brut CruPerdu 2011 Castello Bonomi
(92/100)

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