Justino’s e uno dei migliori vini mai bevuti

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Justino’s è tra i più vetusti produttori di Madeira, avendo iniziato a imbottigliare nel 1870. La forza aziendale risiede nel prezioso patrimonio di vecchie botti, che permette di realizzare blend di grande finezza. La specialità della casa sono i Colheitas, tra i più apprezzati dagli appassionati del genere. Gli imbottigliamenti si fanno su richiesta. Ho avuto modo di assaggiare i loro vini. Di seguito le mie impressioni. La valutazione è in centesimi.
Broadbent Madeira Reserve 5 Year Old Fine Rich. Fruttato, morbido e con un discreto bilanciamento tra dolcezza e acidità. 88/100
Broadbent Madeira Malmsey 10 Years Old. Più semplice e facile, pur se di buona fattura. Onesto. 86/100
Justino’s Madeira Boal 10 Years Old. Complesso e potente, frutta macerata, non tra i più eleganti ma lungo e persistente. 89/100
Justino’s Madeira Verdelho 10 Years Old. Maggiore finezza ed eleganza rispetto al precedente. La materia è più fine, meno aiutata dalla dolcezza. Gradevole e di grande purezza aromatica. Devo confessare una predilezione per il vitigno verdelho. 91/100
Justino’s Madeira Malmsey 10 Years Old. Denso, ma capace di conservare una eccellente bevibilità. Il finale presenta una acidità molto spiccata. 90/100
Justino’s Madeira Colheita 1996 Fine Rich. Una maggiore integrazione tra dolcezza ed acidità. Si riconoscono la frutta secca e le susine. Di una eleganza rara, finissimo. 93/100
Justino’s Madeira Terrantez 1978. Un’altra varietà d’uva che mi ha molto intrigato. Si tratta di un’uva quasi estinta e quindi particolarmente preziosa. Alle note consuete si aggiunge una serie di aromi molto vicini al mare, poi frutta secca, lacca, mandorla. La parte più interessante è il passaggio in bocca: il vino è straordinario, quasi secco, ma ugualmente avvolgente. Una personalità soggiogante. Esperienza rara e totalmente appagante. 96/100
Justino’s Madeira Verdelho 1954 (medium-dry). Che dire di questo vino? Una complessità stupefacente, dentro ci sta di tutto. Capperi, iodio, sale, fiori, tè, tabacco. Ancora una volta è la bocca a dettare legge: potente e leggera al tempo stesso, non riesco a spiegarla diversamente. Finale con la coda di pavone di inchiostro, té earl grey e note balsamiche. Uno dei migliori vini mai bevuti. 99/100

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