James, appuntamento al 2030 come minimo

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Un millesimo atipico nella zona e un vino atipico nella gamma di questo produttore iconico di Morgon. Parlo del Morgon Côte du Py James 2015 di Jean-Marc Burgaud.

James è una cuvée scelta all’interno del vigneto più rappresentativo della Côte du Py. Fermentazione con soli lieviti spontanei come tutti gli altri vini, ma in questo caso l’affinamento avviene in barriques e tonneaux. L’idea è quella di lavorare in modo simile ai vigneron della vicina Borgogna, con un tocco di maggiore raffinatezza rispetto alla ruspante eleganza degli altri Morgon.

In realtà James è sempre stato anche troppo segnato dal rovere, e questo me lo ha reso meno interessante rispetto alle cuvée vinificate in solo cemento, che trovo più territoriali e pure. Negli ultimi anni (ancor più con il millesimo 2016) l’uso del legno si è fatto più discreto, le botti hanno qualche anno di carriera in più e finalmente il vino sembra più libero ed espressivo.

Dicevo che la 2015 non è esattamente la più rappresentativa delle annate. Si sono avute delle concentrazioni mai viste prima, con vini in molti casi troppo alcolici e pesanti. James è figlio di tale annata, sin dal colore fa capire che parliamo di un vino serio e concentrato. Al naso ci sono il pepe nero, la grafite, il liquore di mirtilli. A salvarlo e a darhli slancio è una grande freschezza di fondo, e una struttura che fanno pensare ad una grande bottiglia da dimenticare venti anni in cantina.

Continuo a preferire i Beaujolais più leggiadri, ma in questo caso è interessante vedere dove può arrivare un vino di questo calibro. Appuntamento al 2030 come minimo.

Morgon Côte du Py James 2015 Jean-Marc Burgaud
(91/100)

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