Io bevo il gin dell’elefante, Elephant Gin

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L’Elephant Gin è tedesco. O meglio, è un gin distillato in Germania, ad Amburgo, mentre la sede aziendale credo sia a Londra. In controetichetta sta scritto che per ogni bottiglia venduta, il 15 per cento del profitto viene devoluto ad un progetto di conservazione dell’elefante africano e della terra in cui vive. Sul sito aziendale si dice che le somme vengono versate alla Big Life Foundation e alla fondazione Space for Elephants. Interessante, ma al di là dell’obiettivo ecologista, c’è il fatto che questo è un gin di notevole piacevolezza e complessità.
Quando l’assaggi avverti un che di ginepro, ma sono soprattutto le vene fruttate e soprattutto floreali a farsi avanti con bell’eleganza. Sotto, una sottile, piacevole, persistente, continua, rinfrescante trama speziata.
Lo stile è quello del London dry gin. Per farlo, si usano quattordici botanical, alcuni poco usuali, soprattutto quelli di origine africana, adoperati per rendere l’idea della fonte d’ispirazione. Ci sono il frutto del baobab, le foglie del buchu, che non conosco e ho letto essere un arbusto cespuglioso sempreverde perenne originario del SudAfrica dall’aroma di frutta, forse di ribes nero, e poi il wormwood africano, che credo sia l’assenzio. Ancora, dall’Africa, l’artiglio del diavolo e la coda di leone (è un fiore, sia chiaro), e poi il pimento dal Messico, la buccia d’arancia dalla Spagna, il pino mugo austriaco, lo zenzero cinese, il ginepro dalla Macedonia, dall’Ungheria e dalla Toscana, le mele tedesche.
Bottiglia da mezzo litro, 45 gradi di alcol, 36 euro on line.
Molto, molto buono.
Elephant Gin
(93/100)

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