Voi intanto continuate a promuovere il vitigno, dai

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Adesso vi propongo un quiz. Questo: che cosa sono il fiano, il sagrantino, l’arneis, il nebbiolo, il sangiovese, il nero d’Avola, il lagrein, il montepulciano, il negroamaro, il vermentino, lo zibibbo, l’aglianico, il greco, la barbera, il dolcetto? La risposta sembra facile: sono varietà italiane di uva, bianche e rosse. Invece no. Invece sono le uve che stanno andando sempre più forte nei vigneti australiani. Sissignori, in Australia fanno vini con quelle uve, e ne scrivono ovviamente bello chiaro il nome in etichetta.

Chi volesse farsene un’idea può leggere l’articolo che ha scritto Michaela Morris per Decanter, dedicato all’italianità viticola che “mette radici” in Australia. E insomma sarà anche vero che da quelle parti smantellare la supremazia dello shiraz, del cabernet sauvignon o dello chardonnay sembra fantascienza, però le varietà italiane stanno prendendo piede.

Dunque, ecco vini come il Sagrantino proveniente dalla McLaren Vale fatto da Oliver’s Taranga, il Fiano prodotto nelle Adelaide Hills da La Prova, l’Arneis Eternal Return Arneis vinificato, sempre nelle Adelaide Hills, da un’azienda che si chiama Adelina e che nella stessa linea fa anche un altro vino filo-piemontese come l’Eternal Return Nebbiolo-Barbera-Dolcetto. E poi il Nebbiolo della Yarra Valley imbottigliato da Luke Lambert, il Negroamaro messo in bottiglia in Barossa Valley dalla Hesketh e tanti altri ancora, tutti puntualmente recensiti da Michaela Morris, che tra l’altro di uve e vini italiani se ne intende parecchio.

Un articolo, quello di Decanter, che consiglio vivamente a chi, qui da noi, in Italia, crede ancora che sia opportuno investire sul vitigno anziché sul territorio, sulla varietà anziché sul terroir. Ricordatevelo: un vino varietale è replicabile ovunque, un luogo no. Ma so che siete cocciuti e insisterete a dire che bisogna promuovere il fiano, il dolcetto, il sangiovese, il nebbiolo eccetera eccetera eccetera.


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1 comment

  1. ruggero Rispondi

    hai ragione