Il rosso e il nero

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S’intitola “Le rouge et le noir” – “il rosso e il nero” – l’editoriale, come sempre denso di contenuti storici e culturali, che Jean-Robert Pitte ha firmato sul numero di aprile della Revue di Vin de France. Racconta di come siano cambiati i colori del vino nei secoli. Fino ad arrivare, un paio di decenni fa, all’affermazione dei vini neri (più che rossi), imposti dalla scuola di pensiero americana che faceva capo a Robert Parker. Vini pieni di estratti, e dunque scurissimi, adatti al ricco mercato di là dell’Atlantico. Ma le cose stanno cambiando. “Oggi – scrive Jean-Robert Pitte -, ovunque nel mondo, i buoni vignaioli, anche nelle regioni più assolate, rinunciano al nero e ritornano al ‘rosso’, vale a dire al rubino, ben più piacevole all’occhio e alle papille”.
Ecco, queste sono le parole che mi donano gioia. Evviva il ritorno al colore rubino nei vini. Evviva il ritorno ai vini che si bevono, ai vini che sono, appunto, gioiosi già allo sguardo. L’epoca dei cupi vinoni neri sarà finalmente superata?


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