Il Blanc de Sers, trentinità antica

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Serso e Viarago sono due frazioni del comune di Pergine Valsugana, in Trentino, all’imbocco della Valle dei Mocheni. In dialetto, Serso diventa Sers. Perde lo o finale, insomma. Sembra un nome francese. Sembra francese anche il nome del vino che ci si fa, con le uve antiche che si coltivano lì e a Viarago. Il vino si chiama Blanc de Sers, le uve hanno i nomi di valderbara e vernaz, più la nosiola, che è simbolo di trentinità. Uve bianche per un vino bianco. In versione ferma e anche nella tipologia del metodo classico breve, nature. Del resto, uve e zona garantiscono alte acidità, perfette per la spumantizzazione. I terreni sono ricchi di quarzo. Una volta lo cavavano anche.
Le vigne le coltiva la comunità dei produttori indipendenti del Blanc de Sers. Le raccolgono e poi le consegnano alle Cantine Monfort di Lavis, che curano la vinificazione e imbottigliano sotto il marchio Casata Monfort. Proposta Vini ci ha appiccicato a sua volta i propri marchi: quello dei Vini dell’Angelo per la versione ferma, quello delle Bollicine da Uve Italiane per lo spumante. Proposta Vini è un’azienda trentina di distribuzione che ha innumerevoli meriti nel recupero delle varietà autoctone italiane. La guida Gianpaolo Girardi. Anche l’idea della rinascita del vino di Sers è sua.
Ho assaggiato le due versioni del Blanc de Sers. Trovo assolutamente più interessante quella spumantizzata. A mio avviso, tuttavia, “chiamerebbe” un po’ di zucchero, magari – perché no – utilizzando alla sboccatura del mosto delle stesse uve. Boh, un’idea buttata lì, magari senza costrutto, la mia. Non ho del resto la prova contraria.
In ogni caso, lo spumante è davvero inusuale, antico nei suoi toni aromatici, e vale la pena berlo, e mica solo per il fascino del recupero di quei vecchi vitigni.
Ecco le note che mi sono preso durante l’assaggio.
Blanc de Sers Nature Casata Monfort Cantine Monfort
Vendemmia 2014, sboccatura 2016. Valderbara e vernaz al quaranta per cento ciascuna, nosiola per il saldo. Al naso sa di fiori campestri, di fieno, di resina. La bocca è rustica, compatta. Esce alla distanza una sensazione nettissima, anche tattile, della mela renetta. La mela renetta la conoscete, è friabile, farinosa. Ecco, il vino sembra parimenti farinoso in bocca, e sa di renetta, proprio. Per questo mi aspetterei anche un che di morbidezza fruttata. Ma essendo un metodo classico nature non c’è. Perché non provarci? Costa al pubblico euro 10,40. Merita una prova.
(86/100)
Blanc de Sers Casata Monfort Cantine Monfort
La versione ferma è un “vino bianco”, fuori da igt e doc insomma. Annata 2014. Rispetto al metodo classico, l’uvaggio cambia un po’, perché entra nell’uvaggio anche del veltliner rosato, e perfino un che di moscato. Vagamente aromatico all’olfatto, ecco ancora la mela, netta, croccante. E un accenno di fiori e di agrumi. Piacevole, certo, ma ha personalità minore in confronto allo spumante.
(80/100)

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