Identità è la parola chiave del vino

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Ho sempre pensato che il valore più importante di un vino o di una denominazione sia possedere o costruirsi un’identità. Un’identità condivisa e riconoscibile. Che lasci spazio alla personale interpretazione del vignaiolo, certo, ma nell’alveo di un sentire condiviso, appunto. Come accade da secoli a Bordeaux o in Borgogna, e digli niente.
Il problema è che, soprattutto in Italia, si sono inseguite e tuttora si inseguono altre suggestioni, “costruendo” i vini secondo quelle che si ritenevano e si ritengono essere le richieste di un non meglio precisato “mercato”. Finendo per fare “prodotti” che si vendono, certo, ma che non rappresentano una cultura identitaria.
Mi fa piacere leggere che pensieri simili li esprime un uomo che è stato ed è particolarmente importante nel settore del vino italiano. Lui parla in realtà di “tipicità”, e questo è un concetto che ho sempre ritenuto – come dire – un po’ pericoloso, ma quel che intende credo sia molto vicino alla mia idea di “identità”.
Lui è Emilio Pedron, amministratore delegato di Bertani Domains e prima del Gruppo Italiano Vini. In una lunga intervista al Corriere Vinicolo afferma che “il mondo sta tornando verso valori come territorialità, specificità, diversità stilistica. In una parola ‘tipicità’, concetto che in questi ultimi anni si era un po’ smarrito”.
Secondo Pedron “siamo in presenza di una rivoluzione, forse ancora poco percepita o, molto più probabilmente, accettata con difficoltà dal nostro mondo produttivo. Quello che per noi è certo è che siamo entrati in un nuovo modo di pensare al vino di qualità. A distanza di 25 anni dalla svolta qualitativa che ha investito il vino italiano, credo sia arrivato il momento di un nuovo cambiamento: non solo perché il consumatore vuole altro, ma perché è proprio la struttura stessa del mercato che è mutata e sta mutando. Non ci sono più gli stessi buyer, non ci sono più gli stessi ristoratori, fra poco non ci saranno più neanche gli stessi consumatori”.
Sono due gli interrogativi che Pedron pone a se stesso e al mondo del vino.
Il primo: “Dopo aver fatto di tutto per assecondare le bizzarrie dei consumatori, in alcuni casi snaturandoci, adesso che il mercato torna verso di noi in maniera ‘laica’, siamo pronti a cogliere l’opportunità?”
Il secondo: “Siamo allora pronti a riscoprire e offrire la nostra tipicità autentica?”.
Io mi permetto di spostare un attimino la domanda: siamo pronti a lavorare alla costruzione di un’identità territoriale condivisa?


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